12 gennaio 2017

Tempo di bilanci



No, tranquilli, non sono i classici bilanci in cui si fa il punto sull’anno che è appena concluso e ci si prefissano dei buoni propositi da non mantenere per quello nuovo. I miei argomenti sono sempre leggeri e anche un po’ terra terra, anzi terreno di gioco dato che parlerò del Campionato della Domenica.
Pochi mesi fa avevo lanciato una provocazione: redigere la classifica del campionato di calcio basandomi solo sulle partite della Serie A giocate la domenica pomeriggio. Se a suo tempo non l’avevate letto, fateci un salto e troverete tutta la spiegazione del perchè mi sia venuta un'idea simile.
Letto, compreso e approvato? Bene! Ecco le semplici regole del gioco.

  • Si sommano solo i punti delle partite giocate la domenica alle 15; gli anticipi e i posticipi vengono ignorati, così come i turni infrasettimanali. L’unica eccezione l’ho fatta per le prime due giornate, quando tutte le partite si sono svolte in serale (eravamo a fine agosto), ma ho comunque considerato soltanto i risultati della domenica alle 20.45 e non quelli di incontri giocati ad altri orari o addirittura di sabato.
  • L’altra regola è che a parità di punti il posto più alto in classifica spetta alla squadra che ha disputato più partite, come premio alla costanza.
Se dovessero esserci più squadre in totale parità inventerò qualcosa entro fine campionato, tanto qui non si vince niente, le seconde non vanno in Champions League e le ultime non retrocedono, anche perché la Serie B semplicemente non esiste, visto che gioca regolarmente di sabato.


Domenica scorsa si è chiuso il girone di andata, con 19 turni giocati dalla Serie A e 16 per il Campionato della Domenica; questa è la classifica e ognuno tragga le proprie conclusioni.  


Punti
Partite
Atalanta
21
11
Lazio
18
9
Sassuolo
16
9
Genoa
15
10
Cagliari
14
8
Udinese
13
7
Bologna
12
9
Chievo
11
9
Sampdoria
11
7
Roma
11
6
Torino
9
9
Fiorentina
9*
3*
Napoli
7
4
Pescara
6*
6*
Juventus
6
3
Milan
6
3
Crotone
5
11
Empoli
5
10
Palermo
2
6
Inter
1
4

 NB  *Fiorentina e Pescara una partita domenicale da recuperare

28 novembre 2016

Libro:Via Da Gormenghast di Mervyn Peake


VIA DA GORMENGHAST di Mervyn Peake (traduzione Roberto Serrai)  

Con questo libro si chiude una trilogia che mi ha catturata e affascinata, e continuo a ritenere il volume iniziale, Tito di Gormenghast, uno dei libri più belli che abbia mai letto. (ne avevo parlato qui )
Nel finale del secondo romanzo - intitolato semplicemente Gormenghast – Tito rimasto solo e senza affetti dopo aver lottato per difendere il proprio regno dal male e dall’usurpatore, partiva per cercare la propria strada lontano dall’opprimente Gormenghast. Sembrava quasi che la saga fosse conclusa, invece quest’ultimo sorprendente capitolo racconta le avventure vissute dal giovane protagonista lontano da casa.



Lo stile di questo terzo libro è molto differente da quello dei precedenti: fu scritto da Peake durante la malattia e pubblicato postumo senza una sua definitiva elaborazione; ne pagano alcuni personaggi che a tratti risultano poco definiti o certe situazioni un po’ vaghe, ma nel complesso merita comunque.



IL SENSO


Tito ha lasciato Gormenghast perché soffocato dall’immobile rituale e dalla tradizione, perché voleva sfuggire a un destino già scritto ed essere l’autore delle proprie scelte; tuttavia lontano da casa si ritrova a vivere sempre come un fuggiasco ed essere ritenuto uno straniero indesiderato. 
L’ambientazione non è pervasa di paesaggi onirici come nel primo libro, qui siamo di fronte alla rappresentazione di tutte le paure e di tutti i fantasmi del protagonista che nel suo percorso incontra disperazione, odio, paura, cattiveria, persone che sono solo solitudini che si sfiorano.
Inoltre, se i primi due romanzi sono ambientati in un non-tempo e non-luogo, qui invece è evidente che siamo nel ‘900, in quella modernità tecnologica e disumana che rende Gormenghast ancora più distante e immobile, così cristallizzata nel suo rituale. E’ per questo motivo che Tito è smarrito, confuso e ostile, incapace di fidarsi; quando è attanagliato dal dubbio, per non impazzire ha bisogno di stringere la scheggia di selce che gli ricorda in modo tangibile che la sua casa esiste. Più la strada è persa, più Tito desidera ritrovarla e nella ricerca di sé scopre di essere indissolubilmente legato alle proprie radici. E’ un duro percorso di maturazione per diventare uomo: abbandonare l’opprimente terra natia per sentirne poi la mancanza, dubitare di avere avuto un passato per scoprire che quel passato è invece sempre dentro di lui a dargli forza.
Ed è perché la sua casa esiste davvero che, nel finale, non ha bisogno di superare la montagna per vederla con gli occhi: l’ha ritrovata nel cuore.


Mira Queen

Mira Queen



10 novembre 2016

Umorismo fotografico: Educare i bambini




Una rubrica che torna utile in periodi come questo, in cui non ho molto tempo né molta voglia di scrivere. Attingendo dal mio ben noto repertorio di insegne, cartelli stradali, scritte sui muri e stupidate varie lascio che siano le immagini a strappare un sorriso.


Due diversi approcci educativi:



 

22 ottobre 2016

Il numero 13


Tra pochi giorni i Cure torneranno a suonare in Italia e pensando che l’ultimo album in studio, il 13°  - come ci ricorda il titolo - risale al 2008, aspetto pazientemente l’uscita di qualcosa di nuovo. La band è ancora attiva, come dimostrano le varie tournée degli ultimi anni in giro per il mondo e qualche canzone inedita viene proposta ai concerti.

E allora, perché non usciamo dall’ impasse del numero 13? Quel numero a me è particolarmente sgradito, ma evidentemente non lo è per Robert Smith & Soci che già vent’anni fa pubblicarono una canzone intitolata “The 13th”.  Io la ritengo una delle peggiori della loro carriera, e non sono la sola a crederlo visto lo scarso successo che ebbe; dipenderà dal fatto che si trattava di una specie di mambo abbastanza imbarazzante, ma perché non dare la colpa al famigerato numero 13?

E giusto per essere scaramantica, mi auguro che il 13° album non sia l’ultimo e nell’attesa di una nuova uscita condivido questo bel video – rigorosamente non ufficiale – che assembla varie riprese del recente tour americano. 
La canzone è una di quelle inedite... e mi piace.

    THE CURE - "IT CAN NEVER BE THE SAME" MULTICAM - LIVE 2016






 AGGIORNAMENTO

adorabile...
Di album nuovo non se ne parla, però un altro video per ingannare l'attesa. 
Live in Vienna 26/10



[And I waited… And I waited… And I’m still waiting]

28 settembre 2016

Il rito della domenica


Febbre a 90' è un romanzo di Nick Hornby che dovrebbero leggere tutti i tifosi di una squadra di calcio e anche i loro familiari, i quali potrebbero così avvicinarsi e comprendere quell'universo misterioso in cui sembrano gravitare i loro cari.

In questo libro, uscito nel 1992, l'autore descrive il proprio rapporto un po' romantico con la squadra del cuore ed un campionato di calcio non ancora ridotto a prodotto commerciale di consumo, come è ormai ai giorni nostri.

Lo spunto per le mie riflessioni parte da questo brano: