15 aprile 2021

Il Pallone d'Oro della letteratura

L’altra sera guardavo una partita di calcio in TV e dato che, purtroppo, non c’è più il pubblico negli stadi ho finito mio malgrado per prestare attenzione al festival di banalità proferite dei commentatori. A dire il vero, almeno una divertente e originale l’hanno detta e cioè che “il portiere si rivolgeva ai compagni di squadra in lingua originale” (mentre forse gli altri giocatori erano doppiati o avevano i sottotitoli, non ho visto bene) poi, per il resto, è stato il solito ripetersi di spizzare la palla, lanciarsi nello spazio, le imbucate, gli scarichi e le ripartenze.

Ma l’espressione ripetuta fino allo sfinimento (mio) riguardava la lettura. Va bene, non cadiamo sempre nel solito luogo comune che i calciatori siano ignoranti e che non sappiano dire due parole sensate, ma non facciamone nemmeno dei letterati! E invece, a sentire questi due commentatori, è stato un continuo leggere la palla, leggere la situazione, Tizo ha fatto una buona lettura, Caio legge bene le intenzioni, il difensore ha letto l’attaccante avversario

Tutto ciò mi ha confusa e disorientata: finita la partita sono andata in camera e ho iniziato a calciare e palleggiare i libri che avevo sul comodino.

 

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Leggi anche:

.Il rito della domenica

. Crisi di identità

. Ho fatto la pipì puntata n. 13

(link-fai-da-te by Mira Queen)

 


23 marzo 2021

VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA NOTTE - NIGHTCLUBBING A TORINO IERI E OGGI

Tra un lockdown e una zona rossa o arancio i bar e ristoranti aprono e chiudono a singhiozzo. I locali notturni come pub, club e discoteche – se si esclude la breve riapertura della scorsa estate – stanno chiusi e basta ormai da un anno. Idem dicasi per i luoghi di cultura e particolarmente grave mi sembra la situazione dei piccoli cinema e teatri che non propongono attori di peso o film da incasso sicuro. Quando tutto questo finirà (quando?) chissà quanti avranno la forza e le risorse per riprendere. Ho il timore che la città ripiombi in quell’atmosfera grigia e sonnolenta che si viveva negli anni 70/80.

Questi pensieri mi hanno riprendere un pezzo che avevo scritto tempo addietro - più che altro per fare una specie di viaggio nella mia memoria tra i locali e le serate che amavo -e mi è venuta voglia di condividerlo, sperando di tornare presto alla normalità, alla vita di sempre sotto tutti gli aspetti, anche questi più frivoli.


18 dicembre 2020

E poi col tempo cambia tutto lo sai e cambiamo anche noi...

 

Piano piano i blogger che più mi piacevano smettono di scrivere, chiudono, cambiano indirizzo e anche io, per fare la mia parte, frequento poco i miei “vicini” e ancora meno scrivo.

Ho riflettuto su questo diffuso disamore per i blog e non mi sono data una vera risposta. Un po’ c’entrano le situazioni personali, i problemi e le incombenze della vita, le migrazioni verso altri social, le congiunzioni astrali…  Sicuramente gioca il suo ruolo anche l’isolamento portato dalla pandemia che ha significato un cambiamento delle abitudini quotidiane, un ripiegarsi e richiudersi su sé stessi fino a far diventare poi uno sforzo uscire da quel bozzolo, rompere l’abitudine alla segregazione anche se in realtà l’isolamento non piace.

18 marzo 2020

Non si può smettere di fumare


Smokers Outside the Hospital Doors è una canzone degli Editors che mi piace molto e di solito mi torna alla mente quando passo vicino a un ospedale e osservo le persone – spesso pazienti – fumare davanti al portone. Un’immagine davvero triste.

The saddest thing that I'd ever seen
Were smokers outside the hospital doors

Ma in questi giorni di emergenza sanitaria l’immagine ancora più strana l’ho avuta incontrando per la strada persone con la mascherina abbassata per poter fumare.


 Editors - Smokers Outside The Hospital Doors

26 marzo 2019

I nomi di famiglia nella letteratura e nella vita quotidiana


Come ormai ben sapete la mia famiglia è originaria della Romagna, terra in cui i paesi portano nomi di santi e gli abitanti si sforzano di trovare nomi originali al limite dell’incredibile (qualche esempio di persone che ho conosciuto: Zelfa, Zaira, Moris, Airon, Nives, Hermes...). Anche se a ragion veduta quelli strani sono i romagnoli, a me colpisce invece l’usanza di apporre nomi ricorrenti che vengono passati di generazione in generazione; mi sembra un’abitudine dai risvolti poco pratici, almeno a giudicare dai casi che vado a elencare.

20 gennaio 2019

Blue Monday, Happy Tuesday



Ormai abbiamo acquisito quasi tutte le usanze che arrivano dal mondo anglosassone, soprattutto quelle dal risvolto commerciale: halloween, il black friday, il cyber monday, le partite del campionato nel boxing day, il these dicks day... e così via.

Da qualche tempo si menziona a gennaio il blue monday che sarebbe il giorno più triste dell'anno determinato secondo un'equazione matematica (qui se vi interessa). Mah, io devo dire che non lo trovo così triste; intanto ci siamo tolti di mezzo il natale, poi a gennaio fa freddo, è vero, ma le giornate si allungano e si inizia a vedere la luce in fondo al tunnel dell'inverno. Soprattutto a gennaio c'è il mio compleanno e anche se gli anni passano basta non contarli, una torta e il brindisi fanno il resto!

In ogni caso per me Blue Monday è sempre un brano dei New Order.  

 




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(link-fai-da-te by Mira Queen)