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31 maggio 2021

I Numeri Complessi

Questa mattina sulla metro ho notato una ragazza che leggeva un libro intitolato “I numeri complessi”. Nella mia totale ignoranza e distanza dalla matematica ho pensato che per me i numeri finché se ne stanno lì, fermi al loro posto, sono sempre semplici, ordinati e persino rassicuranti. I problemi sorgono quando iniziano a muoversi, spostarsi, interagire fra di loro: lì allora diventano complessi, arcani, incomprensibili, oscuri abissi.

 


 

 

 

 

 

 

 

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6 febbraio 2017

Rubrica: Ho fatto la pipì - 14^ puntata



RISTORANTE CAMPIDOGLIO via Rocciamelone. Bello e funzionale il moderno lavandino di vetro; gradevole la combinazione dei colori: verde, bianco e grigio chiaro; peccato che lo spazio a disposizione non sia stato sfruttato nel modo ottimale.

RISTORANTE ZAMY via Carlo Alberto. Angusto bagno nel seminterrato, eppure lo spazio per fare qualcosa di meglio ci sarebbe.

BAR PROSIT piazza IV Marzo. Appena entrata nel bar ho assistito al surreale litigio tra un cliente - turista italiano che inveiva per la mancanza di servizi igienici - e il barista che rispondeva, anche lui urlando, che il bagno c’era eccome e bastava fare la coda!
Giunto il mio turno credo di aver capito il motivo del contendere: evidentemente il forestiero non era al corrente che molti vecchi bar del centro hanno il bagno nel cortile, e posso capire la sua frustrazione nel sentirsi dire che per andarci si deve uscire dal locale stesso. Comunque pur sapendo cosa avrei potuto trovare, quel bagno era persino peggiore delle mie aspettative: un cesso alla turca ricavato in un basso sgabuzzino nel sottoscala dell’androne condominiale. E soprattutto, se il pesante portone fosse stato chiuso, avrei dovuto citofonare ai vicini di casa per farmi aprire?

PIZZERIA DA GINO via Monginevro. Un locale storico con classicissimo ma decoroso bagno nel cortile: a differenza del bar precedente, l’accesso al cortile è dalla sala della pizzeria stessa e non c’è rischio di perdersi.

ALMA LATINA a San Salvario. Un altro bagno della serie inrosso. Pareti, porte, mobili, soffitto, tutto è verniciato di quel colore. Perché?!?

DISCOTECA ROCK MOVEMENT, o se preferite Cinema Teatro Lutrario in via Stradella. Discoteca che prima d’ora non avevo mai frequentato e che ha cambiato vari generi musicali, gestori e presumo arredamenti. Tutto l’ambiente del bagno è abbastanza impersonale, stile autogrill o aeroporto, ma ha il pregio di avere le porte che si chiudono (e non è cosa da poco!) e un’intera parete a specchio sino al soffitto. Da narcisista.

POLSKI KOT via Massena. Circolo dall’ambiente familiare e bagno quasi altrettanto “casalingo”: sembra un po’ un ripostiglio di oggetti vari; qualche mobile cerca di fare bella figura, le piastrelle ricordano gli anni 70 e l’asciugamani di spugna non è troppo invitante.

HIROSHIMA MON AMOUR via Bossoli. Un locale molto famoso, che ha sede in un edificio che tanti anni fa era una scuola. Anche se adesso hanno dipinto i muri con colori fluo, non ingannano nessuno: sono sempre i cessi di una scuola!

E se leggete questa Rubrica per la  prima volta, qua trovate tutte le puntate arretrate.

23 marzo 2016

La Famiglia Mirafiori e l’ora legale (o del perché è meglio avere l’orologio digitale)

Il divertente e un po’ surreale episodio che sto per raccontare accadde tanti anni fa, eppure mi viene sempre da ridere quando ci ripenso in momenti come questo, in cui ci si appresta al passaggio all’ora legale.
Ai tempi, i ritmi mattutini di casa Mira erano scanditi e organizzati dalla sveglia di mio padre che era il più mattiniero, poi, prima di uscire svegliava mia madre e io che andavo a scuola mi preparavo per ultima. Cosa andò storto quel lunedì mattina nel rodato meccanismo familiare non lo so esattamente, la sostanza fu che eravamo tutti in ritardo di un’ora e nessuno se ne accorse. Per quanto mi riguarda, ricordo che controllavo l’ora, o meglio il rassicurante scorrere della lancetta dei minuti – e sottolineo dei minuti - sul quadrante dell’orologio appeso in cucina, procedendo con l’abituale lentezza nei preparativi.

La sera a cena ci fu il resoconto delle rispettive giornate: la meno divertente fu quella di mia mamma che arrivò al lavoro con un’ora di ritardo, ma siccome era sola, nessuno le disse nulla, uscì un’ora dopo e fine della storia.
Mio papà dopo aver timbrato il biglietto dell’autobus andò a protestare con l’autista perché secondo lui la macchinetta obliteratrice non segnava l’ora giusta. Il conducente controllò l’orologio da polso e confermò che, in effetti, era indietro di due minuti. Due minuti? Non un’ora? Piano piano si fece strada in lui l’idea di aver preso una cantonata, la sensazione fu avvalorata dall’insolito affollamento di studenti e diventò certezza quando la bollatrice dello stabilimento confermò che aveva un ritardo da giustificare.
Ovviamente la mattinata più demenziale fu la mia, e ovviamente feci di tutto per peggiorare la situazione ostinandomi a non vedere i segni che avrebbero dovuto farmi evitare di trasformare un errore in una figura di merda.

11 novembre 2015

Il Maestro e Calvino

Il mio primo libro di Calvino fu Il Visconte Dimezzato, in quarta elementare, letto ad alta voce dal maestro ed è un ricordo meraviglioso.

I banchi venivano addossati alla cattedra e noi bambini ci sedevamo scomposti su di essi, a volte stavamo persino sdraiati, perchè durante la lettura dovevamo sentirci a nostro agio; la fantasia così affrancata dai rigidi schemi scolastici galoppava sulle parole del romanzo, scandite da quella voce dall'accento siciliano che conferiva alla storia un'atmosfera speciale. In quei momenti mi sentivo libera e grande.

Nella bella stagione trascorrevamo un lungo intervallo in giardino e lì si rivivevano le avventure del libro: chi era cavallo, chi cavaliere, tutti tornavamo a casa con il grembiule sporco di erba e di terra per le mille battaglie e tornei che mettevamo in scena.

Il mio amore per i libri e per la lettura era già nato, in quel contesto di piccola rottura delle regole si è rafforzata la potenza dei viaggi con la fantasia.
Quanto tempo è passato, eppure è ancora tutto così vicino al cuore.


NB Quando il maestro annunciò che ci avrebbe letto quel libro io intesi che il titolo fosse “Il Visconte di Mezzato”, equivoco che si chiarì appena vidi la copertina… anche se un toponimo come Mezzato non mi stupirei di trovarlo nel Novarese o in Brianza.

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27 maggio 2014

Come sarebbe stato se...


Non so se questo genere di pensieri capiti a tutti, ma a volte mi trovo a riflettere su come sarebbe andata la mia vita se avessi compiuto scelte diverse o si fossero verificate altre coincidenze e condizioni rispetto a quelle che mi sono capitate (non dipendenti da me).
Ad esempio se fossi vissuta in un’altra città o anche solo in un altro quartiere, se avessi avuto nonni e cugini vicini o, al contrario, ancora più lontani e non li avessi quasi conosciuti, se avessi cambiato città o Paese di residenza… e cose del genere. In particolare questi pensieri li associo alla mia “carriera” scolastica perché so di non aver scelto il tipo di studi che faceva per me, però alcune amicizie e frequentazioni fondamentali della mia vita hanno avuto lontane radici nel mio vissuto scolastico.

10 settembre 2012

La seconda settimana di scuola


Io appartengo a quella fortunata (o forse no) generazione le cui mamme facevano le casalinghe e non ho quindi avuto la necessità di essere “parcheggiata” all’asilo, tanto c’era la mamma a casa…
Il primo giorno di scuola è stato un avventurarmi verso un mondo sconosciuto, ma non ero preoccupata, anzi, ero piena di entusiasmo per questa novità e non capivo perché davanti al portone della scuola ci fossero bambini in lacrime che non si volevano staccare dalle loro mamme.
I piagnistei continuarono poi anche in classe, mentre io ero elettrizzata da tutte le novità che si prospettavano. La storia continuò in questo modo per alcuni giorni. All’inizio della seconda settimana gli animi si erano placati, tutti i capricci erano cessati, i miei compagni si erano abituati all’idea di lasciare la mamma per andare a scuola e nessuno piangeva più.
Intanto io in quella prima settimana avevo realizzato due cose fondamentali:
1) a scuola ci sarei dovuta andare OGNI GIORNO!!
2) avrei dovuto fare tutta una serie di cose – tipo scrivere in corsivo e in seguito anche imparare a fare i conti – anche se non ne avevo la minima intenzione
Fu una vera tragedia e iniziai una serie di pianti e sceneggiate degne di Mario Merola davanti al portone della scuola, lungo le scale e in classe… ma non ci fu verso… andai a scuola sino alla 5^ superiore.
Lo realizzo solo adesso, ma la sindrome da lunedì di cui soffro tuttora ha radici profonde, nasce da quella maledetta seconda settimana di scuola e non mi sono ancora abituata all’idea di dover andare a lavorare tutti i giorni e dover fare per forza cose di cui non mi importa nulla.
Per la cronaca, continua a non piacermi scrivere in corsivo e per quanto riguarda la matematica… bè… lasciamo perdere…



L’ultimo giorno di vacanza è un’enorme domenica sera.



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12 giugno 2012

Libri non letti


Sfogliando una rivista nella sala d’aspetto del dentista ho trovato un test sulla personalità; una delle domande era “Avete mai parlato di un libro che non avete letto?”.
La mia mente ha abbandonato il test e ha iniziato a vagare per i ricordi scolastici. Se ho mai parlato di un libro non letto? Ne ho addirittura fatto delle relazioni scritte!!
Alle superiori avevo una prof di francese che come compito a casa ci faceva preparare delle relazioni su libri letti in lingua originale; a me questo piaceva anche, però spesso la pigrizia prevaleva. Una volta mi limitai a leggere il libro in italiano per fare più in fretta, un’altra volta trovandomi particolarmente incasinata non riuscii nemmeno a fare quello e allora decisi di chiedere a una mia amica (con la quale ci scambiavamo favori scolastici sebbene frequentassimo istituti diversi) di darmi una mano, e le passai il libro da leggere in francese con l’incarico di farmene un riassunto - anche a voce – e poi al resto avrei pensato io. Il giorno prima della consegna del compito la mia amica mi presentò i risultati del suo lavoro: la traduzione dell’intero libro manoscritta con le famose zampe di gallina per cui andava nota, non un riassuntino come le avevo chiesto io. Il tempo stringeva, lessi un paio di capitoli e la quarta di copertina e improvvisai la mia relazione, non eccelsa, ma che valse comunque una sufficienza. Il libro in questione era “Lo Straniero” di Camus e dopo aver scoperto che aveva ispirato la canzone dei Cure “Killing an arab” l’ho poi letto ben due volte (in italiano però).

 Questo episodio si risolse abbastanza bene, però mi viene in mente che nello stesso periodo facemmo uno scherzetto che rischiò di tramutarsi in tragedia (scolastica ovviamente). 

Prima di raccontare l’episodio devo però premettere che la vittima dello scherzo - che chiamerò MrS - era il primo della classe ma non fastidiosamente secchione, era bravo e basta, e quando c’era da cazzeggiare non si tirava mai indietro. A dirla tutta, oltre ad essere il mio vicino di banco a quei tempi era anche il mio migliore amico (pensate se mi fosse stato antipatico cosa gli avrei combinato).
Passiamo ai fatti. La prof di italiano aveva assegnato come compito la lettura del romanzo “Metello” di Vasco Pratolini ma, chissà perché,  MrS aveva deciso di leggere un altro libro dello stesso autore. La mattina dell’interrogazione MrS è colto dal panico perché si rende conto di non essersi preparato sulla cosa giusta e chiede a me e un’altra compagna di raccontargli di cosa parla “Metello”. Io e l’altra bastarda abbiamo immediatamente colto l’occasione e inventato una storia molto fantasiosa di mondo contadino e animali sacrificali in cui Metello era il VITELLO protagonista della storia.
Al momento dell’interrogazione il nostro MrS inizia a parlare di vita, morte e miracoli dello scrittore, facendo agganci al libro che aveva veramente letto e pericolosi riferimenti al mondo contadino tali da farci venire un senso di rimorso, per cui io e l’altra compagna abbiamo iniziato a dare gomitate e fargli gestacci per farlo desistere ma lui sembrava non capire… per fortuna non fece nessuna chiara allusione al vitello. Insomma, non per niente era il primo della classe e parlò a lungo senza dire nulla di compromettente.
Vi risparmio la descrizione delle scene di ira di MrS e degli improperi che ci rivolse quando gli raccontammo di averlo reso vittima di un innocente scherzetto che ci aveva tanto divertite.




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