23 marzo 2016

La Famiglia Mirafiori e l’ora legale (o del perché è meglio avere l’orologio digitale)

Il divertente e un po’ surreale episodio che sto per raccontare accadde tanti anni fa, eppure mi viene sempre da ridere quando ci ripenso in momenti come questo, in cui ci si appresta al passaggio all’ora legale.
Ai tempi, i ritmi mattutini di casa Mira erano scanditi e organizzati dalla sveglia di mio padre che era il più mattiniero, poi, prima di uscire svegliava mia madre e io che andavo a scuola mi preparavo per ultima. Cosa andò storto quel lunedì mattina nel rodato meccanismo familiare non lo so esattamente, la sostanza fu che eravamo tutti in ritardo di un’ora e nessuno se ne accorse. Per quanto mi riguarda, ricordo che controllavo l’ora, o meglio il rassicurante scorrere della lancetta dei minuti – e sottolineo dei minuti - sul quadrante dell’orologio appeso in cucina, procedendo con l’abituale lentezza nei preparativi.

La sera a cena ci fu il resoconto delle rispettive giornate: la meno divertente fu quella di mia mamma che arrivò al lavoro con un’ora di ritardo, ma siccome era sola, nessuno le disse nulla, uscì un’ora dopo e fine della storia.
Mio papà dopo aver timbrato il biglietto dell’autobus andò a protestare con l’autista perché secondo lui la macchinetta obliteratrice non segnava l’ora giusta. Il conducente controllò l’orologio da polso e confermò che, in effetti, era indietro di due minuti. Due minuti? Non un’ora? Piano piano si fece strada in lui l’idea di aver preso una cantonata, la sensazione fu avvalorata dall’insolito affollamento di studenti e diventò certezza quando la bollatrice dello stabilimento confermò che aveva un ritardo da giustificare.
Ovviamente la mattinata più demenziale fu la mia, e ovviamente feci di tutto per peggiorare la situazione ostinandomi a non vedere i segni che avrebbero dovuto farmi evitare di trasformare un errore in una figura di merda.


Ecco cosa combinai:
dopo aver controllato per l’ultima volta l’orologio in cucina, uscii da casa sicura di rispettare la tabella di marcia che mi faceva abitualmente giungere a scuola con dieci minuti di ritardo; non mi parve strano non incontrare altre compagne ritardatarie e tanto meno non vedere altri studenti all’ingresso dell’Istituto che frequentavo. Mi stupì, ma neanche troppo, incontrare la mia insegnante di francese che usciva già.
“Se ne va alle 8.10, che strano” pensai senza dare troppo peso alla cosa e mi fiondai in classe, dove mi aspettavano due ore di lettere con una prof che era sempre puntuale. Infatti, era già lì in piena attività e subito mi apostrofò con un “hai la giustificazione?”
“Per oggi?” chiesi palesando stupore, tanto per ricordarle che per dieci minuti di ritardo era prassi non portarla e non avrei certo iniziato io a farlo.
“No per ieri” rispose con l’abituale sarcasmo e riprese la lezione, sottolineando che essendo terminate le interrogazioni avremmo affrontato nuovi argomenti.
Cominciai a provare un po’ di perplessità e chiesi spiegazioni al mio vicino di banco - il famigerato MrS – il quale candidamente mi disse che erano già le 9 passate e quindi la prima ora era abbondantemente finita.

A questo punto una persona normale abbasserebbe le orecchie ammettendo di aver fatto una cazzata, io invece persevero e rincaro la dose.

Pensando che, come al solito, MrS avesse voglia di scherzare iniziammo a discutere animatamente:
“come ha fatto a interrogare due persone in dieci minuti?”
“ma è passata più di un’ora”
“non è vero, mi prendi in giro”
“sono le 9.10, ti dico”
“smettila di prendermi per il culo”
“sono davvero le 9 passate”
“non ci credo, fammi vedere l’orologio”
Eh sì, perché io non ho mai avuto l’abitudine di portare l’orologio (oltre a non avere l’abitudine di ammettere l’evidenza dei fatti) e quindi mi dovette mostrare il display del suo orologio digitale che segnava inequivocabilmente ed indiscutibilmente 09:15. Ero davvero in ritardo di un’ora e non me ne ero accorta.
“ma non potevi dirmi subito che ero in ritardo di un’ora invece di farmi fare tutta quella discussione con la prof per la giustificazione?”
“ma vaffanculo”

3 commenti:

  1. che belli questi aneddoti!

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  2. Ahahahahahahahaha oddio, mi immagino la scena! Se fosse successo a me sarebbe stata più breve e più triste: passano gli autobus ogni due ore, quindi avrei aspettato inultilmente un orario imprecisato e sarei tornata a casa pensando "Ritardo io dieci minuti e giusto oggi doveva passare in orario!" :D

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