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13 luglio 2023

SCHERZA COI SANTI…

 Contrariamente a quanto reciti il proverbio trovo più divertente lasciare i Fanti al loro posto nel mazzo di carte, in compagnia di Cavalli e Re, e giocare un po’ con i Santi… o per meglio dire, con i loro nomi.

Alcuni sono buffi solo perché desueti, altri lo diventano per via di specifiche peculiarità ad essi associate come ad esempio San Lorenzo sulla graticola, San Giovanni decollato (patrono degli aviatori) e San Simone Stock (patrono di amari e digestivi ).

23 marzo 2021

VIAGGIO NEL TEMPO E NELLA NOTTE - NIGHTCLUBBING A TORINO IERI E OGGI

Tra un lockdown e una zona rossa o arancio i bar e ristoranti aprono e chiudono a singhiozzo. I locali notturni come pub, club e discoteche – se si esclude la breve riapertura della scorsa estate – stanno chiusi e basta ormai da un anno. Idem dicasi per i luoghi di cultura e particolarmente grave mi sembra la situazione dei piccoli cinema e teatri che non propongono attori di peso o film da incasso sicuro. Quando tutto questo finirà (quando?) chissà quanti avranno la forza e le risorse per riprendere. Ho il timore che la città ripiombi in quell’atmosfera grigia e sonnolenta che si viveva negli anni 70/80.

Questi pensieri mi hanno riprendere un pezzo che avevo scritto tempo addietro - più che altro per fare una specie di viaggio nella mia memoria tra i locali e le serate che amavo -e mi è venuta voglia di condividerlo, sperando di tornare presto alla normalità, alla vita di sempre sotto tutti gli aspetti, anche questi più frivoli.

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14 ottobre 2015

Il Punto S


Dove S sta per sensibile. Infatti avete mai realizzato che una parte del corpo così piccola può trasmettere sensazioni tanto potenti in tutto il corpo? Ieri mi è successo di nuovo ed è stato talmente forte che dopo ho deciso di descrivere tutto perché voglio confrontarmi, sapere se anche per voi ogni volta è così intenso.

2 settembre 2015

This Is England

this is England
Come sapete mi annoiano i racconti di viaggio prolissi e zeppi di dettagli inutili, quindi a seguito di una breve vacanza in Inghilterra ecco un sintetico ma essenziale resoconto di viaggio e reportage fotografico.


18 giugno 2015

Blocchi di cemento

Sto trascorrendo un periodo di momentanea residenza a Mirafiori e nonostante i numerosi anni che vi ho trascorso non ci sono più abituata. La quotidianità in periferia non è come la toccata e fuga della visita domenicale e mi sembra di fare come Manzoni che andò a sciacquare i panni in Arno, solo che io sono qua ad attingere alla fonte della rabbia nei confronti dei quartieri dormitorio e di chi li ha concepiti.
A Torino ci sono diversi quartieri popolari ma quelli per così dire “storici” hanno una loro personalità e sono parte integrante del tessuto cittadino; successivamente negli anni del boom, quando La Grande Fabbrica richiamava mano d’opera da tutta Italia, sono sorte ai margini estremi della città le nuove periferie, tutte anonime allo stesso modo,  che hanno fornito un alloggio economico ai numerosi operai, tralasciando tutti gli altri servizi: negozi, cinema, biblioteche, servizi sanitari, mezzi di trasporto efficienti e così via… sì c’è tanto verde, ma  proprio solo quello.

27 marzo 2015

Supercazzole Informatiche


Oggi mi sento molto stile Piero Angela e vi propino un bel documentario dedicato ad una specie comparsa sul pianeta da pochi decenni, ma che di sicuro ben conoscete. Seguirà dibattito, come nei cineforum degli anni ’70 di Fantozziana memoria.



L’HOMO INFORMATICUS
Inizialmente assai raro, se ne potevano incontrare alcuni esemplari solo in piccoli habitat con particolari caratteristiche favorevoli alla sopravvivenza, come ad esempio sale giochi e laboratori di elettronica. Grazie ad un rapido processo evolutivo di adattamento (la cosiddetta funzione virus) la specie si è diffusa e moltiplicata in maniera esponenziale e attualmente se ne possono incontrare individui praticamente ovunque, anche se prediligono sempre habitat confortevoli e protettivi come il Politecnico o i centri di programmazione di grandi aziende o enti.

25 febbraio 2015

Vigne in città


A metà strada tra Piazza Vittorio (la piazza più bella del mondo) e il Monte dei Cappuccini sorge la residenza sabauda chiamata Villa della Regina.  
L’edificio e i giardini sono rimasti per anni in uno stato di totale abbandono; ricordo che da bambina andavo in bicicletta lungo il viale alberato di accesso per poi affacciarmi a curiosare tra le inferriate del cancello chiuso con un catenaccio: quel giardino con statue e fontane mi affascinava, faceva volare la mia fantasia e chiedevo ai miei genitori perché non si potesse entrare a giocare lì dentro.

Fortunatamente, prima che tutto cadesse a pezzi in balia dei rovi, è stato avviato un lavoro di recupero e restauro che ha permesso di salvare questo gioiellino e di poter fruire anche della meravigliosa vista che si gode sulla città.
E’ stato ripristinato e valorizzato anche l’antico vigneto che ora produce, seppure in modeste quantità, un pregiato vino.
 
panorama in una giornata di vento
 







vigna e giardini





Io invece sono una Regina senza villa e senza giardini, ma sul balcone ben esposto al sole, l’uva cresce che è una meraviglia! Ecco il mio vino.

vino di casa Regina di Mirafiori




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20 dicembre 2014

Super Babbo


Quest’anno l'avvicinarsi del natale mi sta dando meno fastidio del solito (ne sono quasi preoccupata) e non vi propino la solita invettiva ma cerco invece di mettere un po’ di ordine nei miei pensieri a proposito della festa più comandata di tutte.

Tra storia e leggenda sappiamo che il culto solare romano del Sol Invictus celebrava il 25 dicembre il momento dell'anno in cui la durata del giorno iniziava ad aumentare dopo il solstizio d’inverno, festeggiando così la rinascita del sole. Non sappiamo invece con esattezza la vera data data di nascita di Gesù, comunque dopo circa 300 anni,  fu proclamato il festeggiamento della sua natività in sovrapposizione alla festa pagana del sole.
Il personaggio che oggi viene chiamato Babbo Natale o Santa Claus deriva invece da San Nicola che si festeggia il 6 dicembre. (Qui notizie sull'origine)  
Tempi moderni. Non mi è molto chiaro come San Nicola sia diventato Babbo Natale, ma malignamente posso ipotizzare che lo spostamento di data dal 6 al 25 dicembre vada motivato dal fatto che la 13^ mensilità viene pagata ai lavoratori solo a metà mese, quindi la consegna dei regali da parte di Babbo Nicola Natale sia stata accorpata alla festività più famosa per favorire i consumi e far girare l’economia.
Babbo Natale non è comunque un personaggio ideato dalla Cola Cola come si è soliti dire, anche se è innegabile che il marchio ne abbia legato a sé l’iconografia più di chiunque altro… e a proposito, l’avete osservato bene? Sembra un supereroe anziano e obeso, con quella divisa rossa così pacchiana e il ventre dilatato dall’assunzione della bevanda gassata di cui sopra. Se ne va in giro con una slitta trainata da renne volanti - che forse altro non è che una macchina sportiva taroccata alla stragrande - e con l’autoradio a tutto volume diffonde canzoncine natalizie; è talmente invadente che pur di entrare a curiosare in casa dei vicini si cala dal camino (e chissà cosa si “cala”) oppure si arrampica alle ringhiere dei balconi, rimanendovi a volte appeso sino all’estate.
Insomma, il nostro vecchietto è davvero un tamarro! E meno male che la sua residenza ufficiale è vicino al Polo Nord, perché se fosse originario di un paese mediterraneo si sarebbero scatenati tutti i luoghi comuni sui meridionali casinisti.
In conclusione. Stabilite voi se e cosa festeggiare il 25 dicembre, per quanto mi riguarda, tra rinascita del sole, santi, bambini, babbi, tredicesime e consumismo sono confusa più di prima. Meno male che arriverà la Befana a spazzare via tutto.


Babbo Natale in un momento di relax estivo

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27 novembre 2014

Toponomastica Torinese: un doveroso aggiornamento.


Tempo addietro vi avevo parlato delle stranezze della toponomastica torinese  menzionando tra l’altro il Rondò della Forca.
In questi giorni ho comprato una raccolta Disney con le ristampe di alcune storie pubblicate sui numeri di Topolino nel 1960 e sono rimasta molto colpita da una vignetta in cui Paperon De Paperoni, in procinto di far valere i propri diritti su alcuni terreni, nomina il Rondò della Forca indicandolo come piazza centrale di Chicago, Illinois. L’autore del testo di questo fumetto è Guido Martina, la cui biografia ci dice essere nato a Carmagnola, cittadina alle porte di Torino, per cui credo che il luogo cui si fa riferimento sia proprio quello che intendo io.



 
[Il Rondò della Forca si trova all'incrocio tra corso Regina Margherita, corso principe Eugenio e corso Valdocco. È un luogo tristemente noto, lo si intuisce dal nome, perché un tempo, fino al 1863 (probabilmente ad iniziare dal 1835), qui venivano eseguite le condanne a morte per pubblica impiccagione.
In quel periodo, l'attuale Rondò della Forca era un vasto slargo, che poteva quindi ospitare molti spettatori, circondato da grandi pini che rendevano l'ambiente sufficientemente buio e tetro. Tutt'intorno prati, fossi, pozze e poche case. Il luogo fu scelto perché relativamente vicino alle carceri che a quei tempi erano nella attuale via Corte d'Appello.
In realtà, il comune di Torino non ha mai assegnato questo nome al luogo. Il nome è stato tramandato per diritto di fama, ma il rondò di corso Regina Margherita rimane senza un nome ufficiale.]

 
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27 febbraio 2014

Sulle orme di Sandokan - Viaggio in Borneo


In questo blog finora ho solo trattato la parte scherzosa dei miei viaggi facendomi beffe di alcune località visitate che non valevano la pena e non ho mai parlato seriamente dei posti che mi sono piaciuti. Questi ultimi sono davvero tanti, da ogni viaggio sono sempre tornata con un bagaglio di emozioni ed esperienze che mi hanno arricchita ed in sintesi posso dire di non essermi mai trovata male da nessuna parte. L’importante secondo me è viaggiare a mente aperta, senza pregiudizi, animati dal desiderio di conoscere qualcosa di nuovo e di diverso, ed è per questo che prediligo l’organizzazione in proprio e non quella dei tour operator che sarà anche comoda, ma è certo più impersonale.

Un viaggio che ricordo con particolare piacere è quello che portò il Principe e me nel Borneo Malese, ma non aspettatevi un resoconto dettagliato, a me annoia leggere quei diari zeppi di particolari spesso irrilevanti e per questo motivo mi limiterò ad una breve descrizione corredata dalle mie impressioni.

1 gennaio 2012

Toponomastica Torinese


Una delle prime cose che ci insegnano alle elementari è che Torino ha una disposizione urbanistica a scacchiera, con lunghe strade dritte e incroci perpendicolari (“abbiamo strade dritte che ci portano ai confini” cantano gli Statuto nota band cittadina) e quindi è abbastanza facile orientarsi anche se non si conosce bene la città.
Le complicazioni iniziano quando si parla di toponomastica perché molte strade sono intitolate a membri della famiglia reale sabauda che aveva poca fantasia nei nomi e ci troviamo così con tutta una serie di vie dedicate a Re, Regine, Duchi, Conti Vittorio, Amedeo, Emanuele, Filiberto, Carlo.
Oltre alla complicazione per così dire “istituzionale” andiamo ad aggiungere il poco noto aspetto burlone e fantasioso dei torinesi per cui spesso preferiamo dare nomi d’invenzione e vezzeggiativi alle principali vie e piazze, ma in realtà per noi che viviamo a Torino non è affatto complicato districarci tra soprannomi che conosciamo meglio di quelli veri riportati sullo stradario.

Toponomastica confidenziale:
- La più bella piazza di Torino era un tempo intitolata a Vittorio Emanuele I e venne in seguito dedicata alla battaglia di Vittorio Veneto. I torinesi da sempre la chiamano confidenzialmente Piazza Vittorio, tanto non c’è rischio di confondersi con l’altrettanto confidenziale Corso Vittorio (Emanuele II); un Vittorio è piazza e l’altro corso… non si incrociano nemmeno. E poi in Corso Vittorio, all’incrocio con corso Galileo Ferraris, c’è Il Monumento, chiamato così come se fosse l’unico in città, quindi è evidente che non ci si possa proprio confondere.
- Piazza Carlo Emanuele II. Tutti la conoscono come Piazza Carlina e il soprannome pare sia riferito ad un vizietto dell’omonimo.
- Piazza Carlo Alberto è nota come La Piazzetta; Corso Massimo D’Azeglio è Corso Massimo e Corso Regina Margherita è semplicemente Corso Regina mentre l’ospedale infantile è il Regina Margherita per esteso… chissà, forse cura di più.

Ma possiamo essere ancora più creativi! Se i corsi e le piazze citati prima si possono trovare (magari con un po’ di fatica) sullo stradario adesso cimentatevi con queste stravaganze.
Cercate per esempio uno dei più famosi mercati d’Europa? Quello frequentato ogni giorno da centinaia di persone e pullmann di turisti francesi? Insomma, cercate Porta Palazzo? Allora chiedete a qualcuno, magari in piemontese chiedete di Porta Pila, ma sappiate che il vero nome è Piazza della Repubblica.
Visto che siamo in zona andiamo anche al mercatino delle pulci e antiquariato che si svolge ogni sabato al Balön. Non lo trovate? Ma è proprio dietro Porta Palazzo, insomma in Piazza Borgo Dora.
Vogliamo andare a un altro bel mercato con le bancarelle che vendono capi firmati? Piazza Benefica ovvio. Non si trova sul TuttoCittà? Ovvio. Non è una piazza ma è l’incrocio tra via Principi d’Acaja e via Duchessa Jolanda (sempre ‘sti Savoia!); l’area in cui viene allestito il mercato porta il nome di Giardini Martini da non confondere con l’ospedale Martini e la Martini&Rossi di Pessione.

Esaurita la sezione mercati andiamo ora a vedere un luogo dal nome veramente inquietante: il Rondò della Forca, più che una piazza vera e propria, è una rotonda dove convergono i corsi Regina (Margherita), Principe Eugenio, Valdocco e via Cigna ed è stato veramente il luogo preposto alle pubbliche impiccagioni sino al 1863. Non ha una denominazione ufficiale sullo stradario ma questo nome è talmente noto che persino il tram 10 che vi fa capolinea riporta l’indicazione Rondò Forca sulla fermata.
Chiudiamo con l’ultima stranezza che si trova quasi fuori città, alla confluenza tra Po e Stura. La strada che costeggia il fiume in quel tratto si chiama Lungo Stura Lazio e compie una curva rotonda che sembra quasi uno svincolo autostradale ed è comunemente nota come Curva delle 100 Lire. Interessante segnalare che con l’avvento dell’Euro non sono stati apportati ritocchi ed aumenti alla suddetta denominazione… ci sarebbe stato da ridere!!


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6 ottobre 2011

Ricetta di famiglia


Sono stata invitata a partecipare a uno scambio di ricette e ho pensato di condividere anche qui la Ricetta di Famiglia della Piadina Romagnola (sì, perché la mia famiglia è romagnola).
Si tratta di una ricetta molto semplice e veloce da realizzare, gli ingredienti sono:
farina – acqua – sale – bicarbonato (che fa da agente lievitante). Nella versione tradizionale si mette lo strutto (che contribuisce a rendere la piada sfogliata), nella versione moderna dietetica si mette l’olio di oliva e magari un po’ di latte.

Adesso voi mi chiederete le dosi e qui arriva la Ricetta di Famiglia con tutte le sue varianti.
Secondo mia mamma: “si fa a occhio, impasti e vedi come viene e se è il caso aggiungi acqua e farina”. Lei è fedelmente seguace dell’antico proverbio “Vut aqua ch’an abia più fareina, vut fareina ch’an abia più aqua” (vuoi acqua che non abbia più farina, vuoi farina che non abbia più acqua) che significa che si deve continuare fino a quando si raggiunge la consistenza giusta, per l’appunto.
Secondo mia zia che fa la piadina quasi tutti i giorni e che ha lavorato in un ristorante ed è quindi abituata a cucinare per tante persone, le dosi sono un po’ diverse: “si fa a occhio e se impastando si vede che non basta se ne fa ancora”. Esperienza della quotidianità.
Infine, secondo mia cugina che rappresenta la ricetta di nuova generazione: “non si pesa la farina in base ai commensali, si impasta e poi si vede”.
Io ero un po’ titubante, ma ho seguito scrupolosamente queste istruzioni e mi sono trovata bene.

Dopo aver preparato l’impasto si formano delle palline e con il matterello si spianano fino a formare dei dischi del diametro e dello spessore desiderati: la piadina spessa è quella contadina che ricorda i tempi in cui c’era poco companatico da mettere insieme, mentre quella sottile da ‘impressione di voler mangiare di meno ma alla fine è più farcita.

La cottura avviene su una teglia ben calda e dura pochi minuti per lato, quando si formano delle bollicine bisogna forarle con una forchetta e poi è il momento di girare e cuocere dall’altra parte.
L’accompagnamento ideale sono salumi, formaggi molli e l’imprescindibile insalata, ma in Romagna la piadina si mangia con tutto, come il pane, comprese le polpette con il sugo in cui pucciare.
Il gemello della piadina che a Rimini si chiama “cassone” e a Ravenna “crescione” consiste in una piadina che a crudo viene farcita e sigillata con una forchetta e quindi cotta. Il ripieno secondo la ricetta tradizionale è di erbe di campagna preventivamente sbollentate e condite, ma si può sperimentare qualunque tipo di ripieno… o quasi.

Un’ultima importante annotazione: la piadina si mangia rigorosamente con le mani! Al limite si taglia in quadretti prima di farcirla.