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30 settembre 2014

Le origini della Rubrica "Ho fatto la pipì"


L'antefatto risale alla vacanza a Torremolinos tanti anni or sono quando La Baronessa ed io ci eravamo sistemate nell'unico campeggio della zona i cui bagni, oltre ad essere sempre affollati, versavano anche in condizioni pietose. Alla sera ci recavamo in paese in un bar che prediligevamo per due caratteristiche: il caffè buono e un bagno ampio e pulito, confortevole, talmente bello e comodo che avevamo denominato La Reggia.
Dopo tante "sedute" e tanti commenti di apprezzamento, evidentemente l'abitudine di prestare attenzione a certi dettagli si è consolidata sino a gettare le basi della mia attuale rubrica di recensioni. Va anche aggiunto che in Spagna c'è sempre qualcosa di strano nei bagni: luci temporizzate male, rubinetti a fotocellula intermittente, microlavandini sacrificati in angoli remoti e soprattutto le insegne per indicare il bagno delle donne o degli uomini .
Nel corso di un recente breve soggiorno ho rilevato:
-         monete “d'oro” raffiguranti il sosia di Giulio Cesare e una matrona romana;
-         disegni stilizzati di slip con patta e mutandine dai bordi di pizzo
-         etichette adesive M e H
e converrete con me che tutto ciò è a dir poco bizzarro.

Con tutte queste premesse mancava solo un piccolo passo per arrivare alla rubrica e l‘ispirazione mi fu fornita dal mio amico Er Dip, noto per divertirsi a storpiare i nomi al punto di trasformarli in qualcosa di nuovo. Quando ci si deve trovare da qualche parte non è mai utile fornirgli indicazioni come nome sull’insegna o indirizzo e - in mancanza di un soprannome “ufficiale” – io e lui i locali li abbiamo sempre identificati con una descrizione del bagno. (sì, lo so, siamo strambi, ma ha sempre funzionato)
Non nascondo che sulle prime puntate ho quasi vissuto di rendita recuperando alla memoria le descrizioni dei locali abitualmente frequantati, poi è diventato un impegno serio, quasi una missione.


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Leggi anche:
La prima puntata della rubrica
Edizione spagnola della rubrica
Toponomastica torinese
 (link-fai-da-te by Mira Queen)

5 febbraio 2014

Karaoke


Ho trascorso una serata al karaoke, cosa per me abbastanza inusuale dato che finora mi era capitato solo di andare nei pub karaoke, molto sui generis, di Gran Canaria frequentati solitamente da turisti britannici. La serata è stata divertente anche se non c’erano inglesi ubriachi a cantare; il pubblico era composto prevalentemente da habitué molto esperti in musica tendente al new melodico napoletano (!) e d’ora in poi non mi chiederò più a chi interessa il Festival di Sanremo perché ho avuto la risposta. Ho constatato inoltre che la mia conoscenza in fatto di musica italiana melodica è ancora più scarsa di quanto credessi e, a parte qualche classico dei cantautori, ho ripetuto per tutta la serata “ma io non l’ho mai sentita questa canzone”.
In generale mi piace cantare, lo trovo molto liberatorio, ma un conto è farlo in casa o in privato con un gruppo di amici ubriaconi… e a tal proposito un breve aneddoto.
A La Baronessa e me piacevano molto i Depeche Mode, forse li avevamo visti in concerto da poco, non ricordo, fatto sta che in quel periodo eravamo molto prese e anche convinte delle nostre doti canore. Mettemmo una canzone in sottofondo e ci registrammo: lei interpretò la parte di David Gahan e io quella di Martin Gore. Inutile dire che il risultato fu qualcosa di pietoso e non mi riferisco certo alla qualità della registrazione. Fine dei sogni di una carriera musicale.
Detto ciò, per la buona sorte dei presenti alla serata karaoke di cui sopra non ho cantato, però dovessi andare in un locale con musica a me più congeniale e con il giusto livello di alcolici in corpo potrei anche farlo, intanto mi alleno con questo testo figurato.  

E' chiaro di cosa si tratta,vero?



















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La Saga del Minotauro
Come porti i capelli bella bionda
 (link-fai-da-te by Mira Queen)

16 settembre 2013

Wish You Were Here e L'Olandese solitario


 Si scrive perchè è una necessità.
Questa sera ho ascoltato per ben due volte alla radio (stazioni diverse ovviamente) Wish You Were Here dei Pink Floyd ed è stato così insolito, sorprendente, da sembrarmi un segno e ora eccomi qua con l’urgenza di raccontare questo aneddoto.


La prima vacanza che feci insieme alla mia amica La Baronessa fu a Torremolinos (che quadretto… una regina, una baronessa e la tenda con il simbolo dell’anarchia). Il campeggio, che era anche l’unico della zona, era popolato da varia umanità con prevalenza di giovani e fusi ed era abbastanza facile fare amicizia anche con persone di altre nazionalità.

Di fronte alla nostra tenda era accampato un olandese di almeno una decina d’anni più grande di noi, solo e solitario, che non andava mai da nessuna parte e passava le giornate seduto davanti alla tenda a bere birra e ascoltare musica. Era cupo e in un certo modo affascinante e ovviamente non attaccammo mai bottone con lui, forse ci salutavamo a malapena; dalla nostra tenda osservavamo i suoi pochi spostamenti e facevamo congetture sul perché fosse sempre solo e pensieroso.

A parte quella volta che facemmo così tanto casino all’ora della siesta che la famiglia spagnola della roulotte accanto – invece di riempirci di mazzate come avremmo meritato – ci regalò della frutta per chiederci bonariamente di fare silenzio, in genere in campeggio stavamo abbastanza tranquille ad ascoltare musica e chiacchierare. Eravamo delle allegrone e il nostro repertorio musicale spaziava dalla classica “cassetta da lamette” ai Bauhaus, Cure, Smiths… e Pink Floyd.

E qui siamo al dunque. Una sera mentre La Baronessa ed io eravamo intente a preparare la cena, L'Olandese seduto davanti alla sua tenda beveva birra in contemplazione del vuoto e il nostro registratore diffondeva musica. Quando attaccò a suonare Wish You Were Here egli ebbe un impercettibile moto di turbamento, posò la bottiglia e passò dalla contemplazione ad un immobile rimuginare. Poi di scatto si alzò, salì in macchina e andò via. La cosa inizialmente ci fece anche un po’ sorridere perché fu come se il nostro aver inavvertitamente toccato un tasto dolente l’avesse smosso dal suo perdurante immobilismo.

Stette fuori la notte e tutta la giornata seguente e lo sentimmo rientrare in campeggio solo a notte fonda; il mattino successivo una fila impressionante di bottiglie vuote era allineata fuori dalla sua tenda e un paio di giorni dopo partì. Forse le sue vacanze erano finite, forse quella fatidica sera non aveva nemmeno sentito la nostra musica e si era improvvisamente ricordato di un impegno, noi però ci sentimmo a lungo in colpa per avergli suscitato chissà quali spiacevoli sentimenti.



Ho ascoltato tante volte quella canzone nel corso degli anni e a volte ho anche ricordato con un certo distacco quell’episodio, ma questa sera mi sono proprio chiesta: “chissà che fine ha fatto L’Olandese solitario?”


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1 luglio 2013

Brother Wolf and Sister Moon


Niente a che vedere con San Francesco e la religione – almeno credo – perchè sto facendo riferimento all’omonima canzone dei Cult pubblicata sul favoloso album Love, un disco secondo me tra i più belli in assoluto e il brano in questione mi affascina per via della sublime cupezza che evoca atmosfere notturne e misteriose. Quando era uscito il disco io e una mia amica (la mitica Baronessa di cui prima o poi vi parlerò dettagliatamente) eravamo molto prese da quella canzone, dicevamo che l’ideale sarebbe stato ascoltarla di notte, in un bosco, durante il temporale… e fuse! Non abbiamo mai messo in pratica il nostro intento, forse sapevamo come sarebbe andata a finire: ci saremmo suggestionate a vicenda e fatte prendere dal panico. Insomma, seppur fuse restava in noi un barlume di saggezza.
Avevo anche proposto lo stesso tipo di serata dark al ragazzo con cui uscivo, lasciandogli intendere tra le righe che quella situazione tempestoso-musical-cannabica avrebbe avuto un risvolto… per così dire “romantico”. Sarà stato perché a lui i Cult non piacevano, sarà stato perché non era bravo a leggere tra le righe, fatto sta che non ascoltammo mai la canzone nella fatidica atmosfera. Molto più probabilmente, era stato abbastanza sveglio da capire che in una situazione del genere, più che dalla passione, mi sarei fatta prendere dalla paranoia e dallo sconforto esistenziale e non solo non avremmo combinato nulla ma sarei stata pure pesante.
Col tempo mi passò la fissa per quel brano e desistetti dal voler sperimentare quella particolare situazione; però in questi giorni l’ho riascoltato e con un po’ di rammarico ho pensato che mi spiace non aver mai messo in pratica l’ascolto perfetto. Ho caricato la canzone sul lettore e mi sa che al primo temporale notturno aggiungo all’elenco anche l’ascolto in cuffia.
Qualcuno viene con me… visto che ho un po’ paura ad andare da sola nel bosco?!?




Non esiste un video ufficiale,  
fatevi andare bene questo 
per sentire la canzone.

 



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(link-fai-da-te by Mira Queen)