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30 marzo 2022

Passeggiando a Torino

Forse avete sentito parlare dell’iniziativa dei torinesi Eugenio in Via Di Gioia e del graffito ambientalista-lavabile che ha riempito una delle piazze centrali della città. (qua articolo e foto)  
La debole pioggia che oggi finalmente scende laverà via la scritta, ma resta il fatto che passeggiando per Torino mi rendo conto che c’è gente che ha un sacco di cose da dire - magari con le idee un po’ confuse - ma che l’unico mezzo espressivo e di comunicazione a disposizione siano vernice, pennarelli e muri.

11 ottobre 2018

Ancora sui prodotti di marca



In questi giorni avrete sicuramente sentito parlare di quella marca di acqua minerale, già famosa e cara, che adesso vende allo spropositato prezzo di otto euro una bottiglia “firmata” da quella tizia divenuta famosa sui social (che le persone alla moda e ben informate definiscono influencer).
In questo mondo tutto è possibile, e adesso che sono uscita dall’impasse e ho ripreso a scrivere mi è venuta una semplice idea: rilanciare il Vino della Regina di Mirafiori che avevo proposto qualche anno fa, quando forse i tempi non erano ancora maturi. (lo trovate qua)
Ottanta euro la bottiglia mi sembra un prezzo adeguato e se venite a casa mia, vi autografo anche l’etichetta.























 
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(link-fai-da-te by Mira Queen)
 

22 giugno 2017

Puttino vs Caronte, o come difendersi dal caldo risparmiando energia



Chissà perché negli ultimi anni si è avvertita la necessità di assegnare un nome ai fenomeni meteorologici. Si era cominciato con gli uragani, eventi estremi, cui venivano dati nomi di persona (Katrina, Hanna, Emily) e poi si era passati a numerare le perturbazioni atlantiche; dato però che le previsioni sono diventate una sorta di spettacolo, bisognava inventare qualcosa di nuovo per stupire e catturare l’attenzione degli spettatori-consumatori.
Eccoci così giunti all’attuale delirio onomastico in cui ogni ciclone e anticiclone ha un nome evocativo, e se ascolti le previsioni meteo mentre stai lavando i piatti e sei distratta, pensi che sia iniziata una versione televisiva de “L’Odissea riadattata per il terzo millennio” e ti chiedi che ci fa Scipione con Circe, Ivan, Hannibal, Ugolino e il famigerato Caronte che se li traghetta via tutti nell’Ade.



Fatto sta che in questi giorni fa un caldo dell’inferno, e dopo il meteo ci sono sempre i soliti consigli per resistere all’afa: bere molto (non alcoolici), mangiare frutta, non uscire nelle ore calde blablabla… però non devi accendere il condizionatore perché consuma energia elettrica e per produrre l'energia elettrica si usano combustibili fossili che aumentano l’effetto serra (non ditelo a Trump che tanto non ci crede) e quindi l’anno prossimo sarà ancora più caldo.

Sembra che non ci sia via d’uscita, ma poi mi sono ricordata di quanto il potere di suggestione sia efficace e, per quanto mi riguarda, pensare alla neve, al gelo e all’inverno mi fa subito passare la voglia di sbuffare per il caldo.



Ecco qua l’idea geniale a costo zero e basso impatto ambientale per combattere il caldo  risparmiando energia: affrontare il Caronte infuocato con il Puttino innevato.


cortile del centro a Torino












cortile del centro a Torino

Non so voi, ma io mi sento già più fresca.

2 marzo 2016

Non c’è più la Svizzera di una volta



Ho letto da un vicino di blog che recentemente in Canton Ticino si è svolto un referendum per l’ampliamento dell’orario di apertura dei negozi.
Ho ripensato agli inizi degli anni ’90, quando andavo spesso a Lugano a trovare un amico e fare indigestione di cioccolato (no, non esportavo capitali) e mi sono tornate alla mente alcune abitudini locali che ai tempi mi erano sembrate stravaganti:



  • Gli svizzeri spegnevano il motore dell’auto quando il semaforo diventava rosso, invece di accelerare per passare.
  • Nei supermercati tutti si pesavano e prezzavano da sé frutta e verdura, senza fare la cresta sul peso dei vari pomodori e zucchine. Io mi stupivo molto, ma capirai, ero abituata al supermercato vicino a casa mia (a Mirafiori) che esponeva un cartello in cui si ricordava che ritagliare i punti dalle confezioni costituiva reato.
  • I negozi chiudevano alle 18 ed era come se il centro rimanesse deserto ad un orario che consideravo pomeridiano.
  • E sempre in tema di orari, come dimenticare quel capodanno in una discoteca semivuota nel centro di Lugano? Non è che Torino sia mai stata Las Vegas, ma già a quei tempi si poteva tirare tardi al pub o nelle discoteche; lì invece, poco dopo il brindisi di mezzanotte stavano già preparando per la chiusura, sottolineando che giusto perché era una serata di festa, il locale rimaneva aperto ben fino all’una!



Insomma, sorrido ripensando a questi episodi e alle piccole differenze di comportamento per cui con il mio amico ticinese ci prendevamo reciprocamente in giro. Adesso siamo sempre più globalizzati, le abitudini cambiano nostro malgrado e le città finiscono per assomigliarsi tutte, con gli stessi negozi nel centro e le stesse insegne accese tutta la notte.



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scritte sui muri  a Lugano

(link-fai-da-te by Mira Queen)