C'è stato un momento nella mia vita in cui ho creduto di
essere un uomo. Ma è meglio se vi spiego.
Nel corso di uno spettacolo, la simpatica Geppi Cucciari
salutò con gioia e sollievo la fine della trasmissione Tutto il calcio
minuto per minuto, additandola come tortura settimanale cui le donne sono
state sottoposte per anni dagli uomini di famiglia.
Mentre lei proseguiva l'invettiva contro gli sport alla TV –
il calcio in particolare – continuando a reputarli nemici giurati del pubblico
femminile, pensavo che invece io seguo volentieri i programmi sportivi, e un po' mi dispiaceva che Tutto il calcio finisse a causa del fatto che
non si giocano più le partite in contemporanea alla domenica pomeriggio,
come quando da ragazzina ascoltavo la radio con mio padre.
Le mie divagazioni infantili venivano interrotte da
musichette che riportavano la mia attenzione allo spettacolo. Stavano andando
in onda le sigle di 90° minuto e Tutto il calcio e
l'attrice sosteneva che il solo udire questi suoni avrebbe evocato sentimenti
di terrore, ansia e disperazione in tutte le donne presenti; a me veniva da
ridere perchè mi sembravano reazioni esagerate per delle trasmissioni che in
fondo mi piacevano.
Poi la cosa si fece drammatica. Per dimostrare lo sgomento che
una donna può provare nel sentire una musica che le richiama alla mente
qualcosa di estremamente spiacevole da cui fuggire, fece ascoltare un brano che
avrebbe dovuto sortire lo stesso effetto nei maschi: la marcia nunziale!
Fu in quel momento che sospettai di essere un uomo!
Ma tanto per peggiorare la situazione, ultimamente ho fatto una scoperta che mi ha disorientata ancora di più.
Avete presente quei siti internet dove per registrarsi o
pubblicare un commento appare una stringa di verifica? I famigerati codici
captcha accompagnati dalla non meno irritante didascalia “dimostra di non
essere un computer”. Forse sono diventata astigmatica, comunque faccio una fatica terribile a leggere correttamente quelle letterine distorte
che danzano esili tra asimmetrici ghirigori. Non li sopporto i codici captcha,
non li capisco, non riesco a distinguere i caratteri e mi fanno incazzare; se
posso li evito volentieri, ma a volte è necessario affrontarli per iscriversi a
qualcosa di importante e quindi bisogna armarsi di pazienza (che non sempre
basta). Una volta, su un sito particolarmente ostile ho dovuto rigenerare il
codice ben cinque (dicesi 5 !) volte prima di riuscire a decifrarlo e potete ben
immaginare tutta la mia frustrazione.