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15 aprile 2018

Mutandine a fiori


Io incarno alla perfezione quel motto che dice “costa meno vestirti che darti da mangiare” sia perché so’ de pasto sia perché in fatto di abbigliamento non sono molto esigente e non seguo né mi interessano moda, tendenze, marche e firme.

Per un paio di stagioni ho inconsapevolmente portato una maglietta (rigorosamente comprata dai cinesi) con una graziosa margherita sulla schiena, mi piaceva un casino! Poi ho iniziato a vederne in giro un po’ troppe e ciò mi ha infastidita, infine ho scoperto che la margherita in questione era il logo di una marca in voga. Che seccatura.

22 luglio 2017

L’età, l’omosessualità e altri gravi problemi


Chissà perché nei monologhi i comici tendono a porre l’accento sulla loro età. Ci avete mai fatto caso?
- Ho 38 anni e sono grassa.  - Ho 55 anni e sono divorziato. -  Ho 40 anni e sono vergine (ah no, questo era il titolo di un film e comunque non c’è proprio niente da ridere).

Forse è questo il motivo per cui non sono mai salita su un palco a fare cabaret. Non è conveniente fare riferimento agli anni di una Regina e soprattutto non vedo perché dovrei dire pubblicamente l’età in situazioni cui non sia strettamente necessario, come ad esempio nel corso di una visita medica, un documento all’anagrafe e poche altre occasioni. Però non mento spudoratamente, diciamo che mi tengo sul vago: ho passato i trenta. Non è mica una bugia, sono solo poco precisa, e allora? non è che tutti siamo matematici. Sto dicendo che, almeno anagraficamente, sono adulta e ciò dovrebbe essere sufficiente; ma se qualcuno vuole proprio una risposta precisa, allora è costui ad essere pignolo e anche impiccione.


A conferma della mia teoria cito alcuni aforismi di Oscar Wilde: 

Una donna non dovrebbe mai essere troppo precisa riguardo alla sua età, le dà un’aria così calcolatrice.


♠  Trentacinque anni è un’età molto attraente, la società londinese è piena di donne del più altro rango che, per loro libera scelta, sono rimaste all’età di trentacinque anni.



♠  Non bisognerebbe mai fidarsi di una donna che dice apertamente la sua età. Se è disposta a questo, è pronta a dire qualsiasi altra cosa.

Oscar Wilde, lui sì che conosceva bene le donne, non a caso era omosessuale. Perché - fatemi confessare una cosa più scabrosa dell’età – noi donne siamo tremende, e conoscendoci bisognerebbe girare alla larga, cosa che appunto fanno gli omosessuali maschi, mentre gli uomini etero prima ci cercano e poi si lamentano. E non parliamo neanche della presunta solidarietà femminile, perché nei confronti delle nostre simili siamo persino peggiori, infatti, proprio per questo motivo, non capisco le lesbiche. Come donna, conoscendo le mie simili, fatico a capire come si possa provare interesse nei nostri confronti. (a parte me, che sono adorabile)



Adesso non dite che faccio discriminazioni di genere, se fossi precisa caso mai sarei misantropa; non sono omofoba, ma mi dispiace quando ad essere gay non sono solo gli uomini brutti…


Un simpatico video "gay friendly".


8 marzo 2017

Una provocazione

“Ancora stordita dalle mimose” come direbbe Audrey. L’acre profumo irrita il naso, mi fa prudere il cervello (?) e ne vengono fuori post come questo.
La festa della donna è – ahimè - divenuta ormai a tutti gli effetti una festa commerciale svuotata di ogni significato, e allora perché non trasformarla in “Santa Mimosa patrona dei misogini"? Avete capito bene, patrona dei misogini, di modo che i machi machisti almeno l’otto marzo possano legittimamente prendersi una giornata di riposo e astenersi dai soliti deprecabili comportamenti, senza timore di perdere la virilità.
Che poi, io i misogini mica li capisco, così come non capisco chi è razzista, antisemita oppure omofobo (anche se ho dei dubbi sull'etimologia di questa parola). Insomma, non sopporto chi se la prende con una specifica categoria di persone, mi sembra indice di trascuratezza, come un lavoro incompiuto, lasciato a metà: costoro non potrebbero fare un piccolo sforzo, un salto di qualità, diventare misantropi e odiare l'umanità intera?

26 gennaio 2016

Anna Karenina e altre amenità


I lettori più attenti avranno sicuramente notato che negli ultimi tempi sono state più frequenti le recensioni di libri rispetto a quelle dei bagni nei locali, in effetti sono uscita poco e ho trascorso più serate leggendo.
Potrei raggruppare le categorie e ottimizzare le recensioni leggendo in bagno - cosa che faccio abitualmente a casa - ma fuori non mi riesce particolarmente comodo, quindi per il momento lasciamo perdere e parliamo solo di libri (non necessariamente letti in bagno).



Traduzione di Leone Ginzburg
Tutta questa premessa per dire che ho finalmente letto Anna Karenina!

Inizialmente le 800 pagine mi incutevano un po’ di timore e probabilmente non mi sarei avventurata nella lettura del libro cartaceo, invece grazie all’e-reader è filata liscia, gradevole, senza danni per i polsi e senza rischio di farmi cadere il volume sul naso leggendo a letto.


22 dicembre 2015

Indovina chi viene a cena


Sono stata in trattoria (e voi direte “uhmm notiziona davvero interessante”).

Dicevo che sono stata in trattoria e mentre aspettavo l’arrivo dei piatti impiegavo il tempo dedicandomi ad una attività molto edificante: fare l’impicciona. Osservavo l’ambiente circostante e le persone, vista la stagione c’erano ben tre tavolate di cene pre natalizie i cui gruppi erano composti prevalentemente da uomini e questo ha dato il via ad una serie di interrogativi:



1) Perché questa abitudine delle cene tra colleghi prima di natale? Si trascorrono insieme al lavoro quasi tutti i giorni dell’anno eppure non mi sembra che si senta la necessità di organizzare cene aziendali a marzo, ottobre, oppure prima delle ferie estive. Che poi magari non si va nemmeno d’accordo con tutti…
(ma questo non è di fondamentale importanza)


2) Perché a queste tavolate c’erano quasi esclusivamente maschi? Forse, allora, i dati sulla disoccupazione femminile sono veri. Le donne non lavorano, non hanno vita sociale oppure preferiscono trovarsi per un aperitivo o andare a ballare?
(questa è già una questione più interessante, ma passiamo oltre)


3) Il quesito più importante, il grande cruccio, l’interrogativo cui davvero non so dare una spiegazione. (qui dovete essere molto attenti e concentrati)
Un solo tavolo godeva della presenza femminile, nell’iniqua proporzione di 19 uomini a 2, e le rappresentanti del gentil sesso non erano colleghe, non erano le segretarie a cena con gli operai. No, erano le fidanzate di due commensali! Addirittura una era alla prima apparizione in quella compagnia visto che si presentava a tutti i convitati. La situazione mi è sembrata patetica e forzata.
(e la domanda? adesso ci arrivo)  
Mi sono chiesta cosa spinga una donna a partecipare ad una serata del genere senza sentirsi a disagio; se non si renda conto dell’inadeguatezza della sua presenza in un simile contesto; se non si sarebbe infastidita, a parti inverse, ad avere un fidanzato-controllore-al-seguito in una tranquilla serata tra amiche.

Bene, anzi male. Io come donna e come Esperta in Grandi Quesiti  devo ammettere di non essere in grado di dare una risposta illuminante. Questo è un caso al di fuori della mia capacità di comprendere, anzi, direi che si tratta di una questione degna di analisi del Club Papillon a cui mi rivolgo per una visione dei fatti dal punto di vista maschile e maschilista.

Purtroppo non sono in grado di fornire altri elementi sulle dinamiche comportamentali del gruppo perché ad un certo punto qualcosa di molto importante ha catturato la mia attenzione e ho smesso di farmi i fatti degli altri:
è arrivata la mia frittura di pesce… e l’Universo ha cessato di esistere.




Qui trovate il parere espresso dal Club Papillon.

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Leggi anche:
Ricetta del panettone alle acciughe
Il Punto S
Rubrica "Ho fatto la pipì" 9^ puntata
(link-fai-da-te by Mira Queen)

25 giugno 2015

Alieni sul Musinè

Alieni sul Musinè: Una Storia d'Amore e Fantascienza 


Il 24 giugno, San Giovanni, è giorno festivo a Torino e la tradizione pagana che celebrava la notte più corta dell’anno con l’accensione di falò propiziatori si è tramutata in moderni festeggiamenti con fuochi d’artificio. Questa che vi racconto è la storia di una comitiva che passò quella notte di festa sotto le stelle. La bizzarra avventura ebbe luogo nei tempi remoti in cui non esistevano smartphone, facebook e voli low cost e i giovani si divertivano con il poco che avevano a disposizione; un rituale collettivo era quello di organizzare una gita per dare aria alle tende da campeggio come collaudo prima delle vacanze estive.

21 novembre 2014

Crisi di identità


C'è stato un momento nella mia vita in cui ho creduto di essere un uomo. Ma è meglio se vi spiego.

Nel corso di uno spettacolo, la simpatica Geppi Cucciari salutò con gioia e sollievo la fine della trasmissione Tutto il calcio minuto per minuto, additandola come tortura settimanale cui le donne sono state sottoposte per anni dagli uomini di famiglia.
Mentre lei proseguiva l'invettiva contro gli sport alla TV – il calcio in particolare – continuando a reputarli nemici giurati del pubblico femminile, pensavo che invece io seguo volentieri i programmi sportivi, e un po' mi dispiaceva che Tutto il calcio finisse a causa del fatto che non si giocano più le partite in contemporanea alla domenica pomeriggio, come quando da ragazzina ascoltavo la radio con mio padre.
Le mie divagazioni infantili venivano interrotte da musichette che riportavano la mia attenzione allo spettacolo. Stavano andando in onda le sigle di 90° minuto e Tutto il calcio e l'attrice sosteneva che il solo udire questi suoni avrebbe evocato sentimenti di terrore, ansia e disperazione in tutte le donne presenti; a me veniva da ridere perchè mi sembravano reazioni esagerate per delle trasmissioni che in fondo mi piacevano.
Poi la cosa si fece drammatica. Per dimostrare lo sgomento che una donna può provare nel sentire una musica che le richiama alla mente qualcosa di estremamente spiacevole da cui fuggire, fece ascoltare un brano che avrebbe dovuto sortire lo stesso effetto nei maschi: la marcia nunziale!
Fu in quel momento che sospettai di essere un uomo!

Ma tanto per peggiorare la situazione, ultimamente ho fatto una scoperta che mi ha disorientata ancora di più.
Avete presente quei siti internet dove per registrarsi o pubblicare un commento appare una stringa di verifica? I famigerati codici captcha accompagnati dalla non meno irritante didascalia “dimostra di non essere un computer”. Forse sono diventata astigmatica, comunque faccio una fatica terribile a leggere correttamente quelle letterine distorte che danzano esili tra asimmetrici ghirigori. Non li sopporto i codici captcha, non li capisco, non riesco a distinguere i caratteri e mi fanno incazzare; se posso li evito volentieri, ma a volte è necessario affrontarli per iscriversi a qualcosa di importante e quindi bisogna armarsi di pazienza (che non sempre basta). Una volta, su un sito particolarmente ostile ho dovuto rigenerare il codice ben cinque (dicesi 5 !) volte prima di riuscire a decifrarlo e potete ben immaginare tutta la mia frustrazione.
... così ho scoperto di essere un computer. Anzi, mi sa che sono Marvin, l'Androide Paranoico di Douglas Adams, visto che mi lamento sempre.
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Leggi anche:
Il matrimonio dell'anno 2 (e se vuoi anche 1)
25 modi per farlo urlare
Elogio dell'ozio

(link-fai-da-te by Mira Queen) 

18 giugno 2014

Il Principe di Mirafiori


 Dopo aver pubblicato un post ho chiesto ad alcuni amici di identificare chi fossero i personaggi di cui parlavo. C'è chi ne ha indovinato almeno uno, chi non ha riconosciuto nemmeno se stesso e chi ha pensato che si parlasse del Principe di Mirafiori, ciò mi ha dato lo spunto per raccontare di lui e di come sia iniziata la nostra relazione.
Come tutte le coppie romantiche abbiamo fotografato nella mente l'istante del nostro primo incontro, solo che si tratta di due foto scattate in momenti differenti. Sicuramente entrambi concordiamo sul fatto che ci siamo conosciuti tramite un amico comune, ma mentre il primo ricordo che ho di lui è una sera ad un concerto di non so chi e non so quando al Palasport di Torino, il suo primo ricordo di me è più circostanziato e plausibile: una serata alla birreria Bells and Flowers in cui lui rimase molto colpito da me, per la precisione la frase esatta per definirmi fu “ma questa quanto beve?”. Forse a causa di tutta la birra ingurgitata non ricordo bene quell'episodio, ma che dire della serata del presunto concerto?
Fatto sta che sebbene avessimo amici comuni e ogni tanto ci vedessimo in compagnia, ci ignorammo per diversi anni sino a quando scoprimmo di essere tifosi della stessa squadra e questo ci fece diventare amici. Seguì poi un periodo in cui tutte le settimane si andava a ballare (bei tempi) e quando passava la canzone di Lenny Kravitz Are You Gonna Go My Way ci chiedevamo reciprocamente: “ma tu ce l'hai questo disco?” e siccome nessuno dei due l'aveva finimmo per comprarlo entrambi. Fu l'evidente segno di avere qualcosa in comune, ma dovette passare ancora del tempo; galeotta fu una serata noiosa in discoteca finita anzitempo in cui lui pronunciò la fatidica frase: “vieni a bere qualcosa da me?”. E la sciagurata rispose... anzi, e per lo sciagurato, lei rispose.
Quando ci chiedono come mi abbia conquistata io rispondo che è perche lui “non mi cagava” (elegante espressione dello slang di periferia torinese per significare che mi ignorava/faceva il prezioso e l'indifferente), mentre lui dice “l'ho fatta bere” e aggiunge che da allora non mi sono più tolta dalle palle. Ma sapeva bene che  se avesse voluto tenermi alla larga avrebbe dovuto invitarmi a lavorare, oppure a correre in salita, non a bere!
E così adesso siete al corrente di come, con i nostri tempi, abbiamo formato una bella coppia regale e sebbene lui provenisse da un altro quartiere ha acquisito il titolo di Principe Consorte di Mirafiori così come si dice nelle famiglie reali più blasonate della mia. Il termine “consorte” non va però preso alla lettera e quindi non fate come molti nostri amici e conoscenti – che evidentemente non amano farsi i fatti loro – i quali non perdono occasione per chiederci quando ci sposeremo. A costoro potrei dire di leggere alcune riflessioni generali sul matrimonio (anche qui) ma la vera risposta è che è prematuro, abbiamo impiegato anni a capire di piacerci e adesso dopo soli 15 anni di convivenza dobbiamo metterci fretta?

prince consort









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Leggi anche:
Chiama l'idraulico

Tradimenti e social network
Avanzi di panettone

(link-fai-da-te  by Mira Queen)

3 ottobre 2013

Il matrimonio dell'anno 2


Tranquilli! Non sto per farvi il resoconto dettagliato del matrimonio di Audrey e pazienza se non siete stati invitati.
Mi sono accorta che nel post precedente ho dimenticato di dire una cosa importante che sta alla base di tutto il discorso... e cioè che ancora al giorno d’oggi le ragazze vengono, per così dire, “educate” al matrimonio. Non è più come ai tempi delle nostre nonne in cui una donna si realizzava esclusivamente sposandosi (e con la successiva maternità), ma comunque questo sottinteso c’è sempre, seppure in forme diverse e per molte, troppe, ragazze (e donne adulte) il giorno del matrimonio viene tuttora percepito, preparato e vissuto come Il Giorno Più Bello Della Vita.
A ben pensarci tutto ciò è triste, perchè se quello è Il Top, il giorno più bello in cui tutto deve essere perfetto, significa che le successive giornate non saranno mai all’altezza. Allora forse è inutile sposarsi, meglio vivere pensando che se oggi è stata una buona giornata insieme, domani potrà anche essere meglio.

Bene, ho detto tutto, adesso posso dormire tranquilla.

Ci si sposa perchè non si ha prudenza
Si divorzia perchè non si ha pazienza
Ci si risposa... perchè non si ha memoria 

 
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Leggi anche:
(link-fai-da-te by Mira Queen)

7 settembre 2013

Il matrimonio dell'anno

Ci siamo quasi, a breve Audrey si sposerà e mi sembra quasi di scrivere un necrologio: “senza aspettare di avere trascorso quel minimo di 10/15 anni di convivenza, repentinamente dopo solo cinque anni, anche lei ha prematuramente ceduto alla tentazione di convolare a nozze”.

Avrete intuito che non sono una grande sostenitrice dell’istituzione del matrimonio - infatti convivo e per questo dico che dopo un po’ di anni insieme ci si rende conto che basta l’amore per stare bene con una persona - ma soprattutto non sopporto le cerimonie e le feste comandate.

6 maggio 2013

25 modi per farlo urlare


Passando davanti all’edicola ho visto la locandina di una nota rivista femminile che pubblicizzava l’articolo più interessante del numero in uscita: “ 25 modi per farlo urlare”.

Immaginando che si riferisse alla vita di coppia, ho iniziato a pensare a quanti modi conosca io, sia che li abbia sperimentati personalmente, sia che mi siano stati riferiti da amiche o anche solo per sentito dire e il risultato è l’elenco che segue.

Certo, bisogna premettere che questi metodi non sono efficaci allo stesso modo su tutti gli uomini, dipende molto dalle caratteristiche e dalla personalità del maschio in questione, ma in linea di massima il risultato si ottiene; quindi non mi dilungo in spiegazioni e passo ad elencare, in ordine del tutto casuale:

6 dicembre 2012

Tradimenti e social network



Ho sentito alla radio che secondo una statistica la maggior parte dei tradimenti avviene “grazie” ai social network, non tanto perché si incontrano persone nuove ma perché si vanno a cercare le vecchie fiamme, all’inizio per la curiosità di vedere che fine hanno fatto e poi da cosa nasce cose si ricomincia a frequentarsi.

Mah! Dico io. Se c’è una categoria di persone che spero sempre di non incontrare (sui social network così come nella vita reale) sono gli ex fidanzati. In fin dei conti se ci si è lasciati un buon motivo ci sarà stato di sicuro, e anche se a distanza di tempo non si ricorda più quale fosse è senza dubbio sufficiente per continuare a perdersi di vista.

Trovo assurda la gelosia che molta gente prova nei confronti delle/degli ex del proprio partner… ma non è già abbastanza impegnativo essere gelosi al presente? Bisogna anche complicarsi l’anima con la gelosia retroattiva?

Per quanto riguarda la ricerca dei vecchi amici invece, non credo che vorrei riprendere i contatti con tutti, però ogni tanto mi piacerebbe poter dare un’occhiata alle loro vite per vedere come stanno.