1 giugno 2014

Disintegration


Negli ultimi tempi ho letto diversi articoli che mi hanno ricordato - sebbene non sia solita tenere il conto di simili celebrazioni – la ricorrenza dei 25 anni dalla pubblicazione di Disintegration, un album fondamentale nella carriera dei Cure nonché uno dei miei preferiti,  superato solo da Seventeen Seconds più che altro per ragioni affettive.
Robert Smith voleva comporre un album capolavoro, una sorta di sua sinfonia prima di compiere i 30 anni di età ed era così risoluto che se il gruppo non ne avesse condiviso gli intenti lo avrebbe realizzato da solo. Alla luce dei fatti un capolavoro lo è e sono anche contenta che non abbia significato la disintegrazione del gruppo ma sia stato invece un album “orchestrale” dei Cure e indipendentemente dal successo di vendite e dai giudizi della critica passati, presenti e futuri questo è un album che ai fans piace... ed è ciò che conta.


I momenti in cui prediligo l'ascolto sono alla sera oppure nei pomeriggi invernali; in ogni caso un’annotazione sulla custodia del disco ricorda che “this music has been mixed to be played loud, so turn it up” quindi alzo il volume, mi metto comoda e vi racconto un po' delle mie impressioni ed emozioni suscitate dalla musica che trovo molto intensa e coinvolgente
Il brano di apertura Plainsong annuncia l'ambiente che caratterizzerà l’intero disco: il lunghissimo intro è a dir poco sontuoso, le tastiere a tratti ricordano il suono di una cascata di cristalli in caduta, dando così l’idea della frantumazione… poi la voce sussurrata inizia a far vibrare le emozioni. Questa del canto sussurrato è caratteristica comune ad altri brani dalla simile atmosfera drammatica e sembra che la voce provenga da molto lontano quasi fossero cantati dentro di sé, come se l'intensità emotiva prendesse alla gola e fosse doloroso alzare la voce.
If only I'd thought of the right words 
I could have held on to your heart 
If only I'd thought of the right words
I wouldn't be breaking apart 
All my pictures of you
La prima parte dell'album contiene qualche canzone per così dire “cantabile” tra cui le più famose Pictures of You, Lullaby e Lovesong, quest'ultima è forse l’unica con un’atmosfera solare, rivolta al futuro - anche se non estranea al tema conduttore dell’album – è una canzone diretta, semplice eppure mai banale, ispirata da sentimenti veri e per questo così riuscita. E' cosa nota che RS l’abbia scritta espressamente per la moglie Mary (sposata l’anno prima dell’uscita del disco) e spesso penso a come lei si debba sentire felice ogni volta che la canzone passa alla radio. (I will always love you la cosa più semplice da dire eppure anche la più difficile)
Dopo questa dichiarazione d'amore si torna a guardare indietro con Last Dance (sul vinile non c’era) pezzo dal testo bellissimo e struggente che racconta di un vecchio amore ritrovato e riflette sulla giovinezza sfuggita e l'innocenza perduta. 
And even if we drink
 I don't think we could kiss 
i n the way we did
 when the woman
 was only a girl
Lullaby è una filastrocca per non far dormire chi come me soffre di aracnofobia e il video è sicuramente uno dei più inquietanti che abbia visto… i soldatini ricoperti di ragnatele e il ragno gigante…brr!! 
 And there is nothing I can do
When I realize with fright
That the spiderman is having me for dinner tonight!
Fascination street è un pezzo ritmato di grande potenza che chiude degnamente il lato A...  e con il disco in vinile ci si alza a girarlo e si cambia registro perché la seconda parte è molto più introspettiva. Viene spontaneo chiudere gli occhi e lasciarsi trasportare dalla musica che diventa sempre più come un moto ondoso che porta al largo verso mari interiori inesplorati, verso l'abbandono alle emozioni, alla disintegrazione della coscienza (forse è questo il senso del titolo).
Questo tema viene introdotto da Prayers For Rain i cui temporali trascinano al largo la barchetta dell'animo, il basso tuona potente sulle tastiere e il cantato secco ed essenziale non ammettono repliche: siamo in viaggio nell'ignoto e nel profondo... e dopo le preghiere, la pioggia cade sul pezzo successivo: che colpo di genio iniziare il brano con i tuoni e il rumore della pioggia che scroscia! The Same Deep Water As You  è uno dei miei preferiti, lo definisco uno di quei pezzi “da sdraiarsi per terra”, nel senso che ha una tale atmosfera ipnotica e magica che l'unica cosa da fare è lasciarsi andare, lasciarsi cadere per terra e farsi portare via dalla musica (come successe al concerto che vidi a Bilbao nel 2012)
Disintegration ha un altro grande intro e il sottofondo del rumore di vetri in frantumi  mi da quasi l'impressione che siano stati presi a martellate dalla batteria.  
Songs about happiness murmured in dreams
 when we both of us knew
 how the end always is
 Anche Homesick sul vinile non c'era ed è una piccola perla che mi sono persa per anni (fino a quando ho scaricato la versione in mp3). L'intro è una canzone nella canzone, sa di autunno e di passeggiate solitarie nel parco, la chitarra come una sferzata di vento freddo sul viso. Immagino Robert Smith con le mani nelle tasche del cappotto, il bavero alzato, che canta camminando e poi si volta e si allontana silenzioso nella bruma mentre la musica continua.
Intanto il disco è quasi giunto alla fine e Untitled riporta dolcemente verso la riva con la piccola sirena della nave che suona, verso il risveglio, anche se per un po' si sente il bisogno di non accender le luci e rimanere in silenzio ad assaporare le sensazioni. 
 Never quite said what I wanted to say to you
Never quite managed the words to explain to you
Never quite knew how to make them believable
 
And all the time has gone
 another time undone






NB Questo post l'ho scritto senza fare uso di droghe, ma forse siamo di fronte ad un raro caso di assimilazione di sostanze stupefacenti attraverso supporto elettromagnetico... chissà?


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Leggi anche:
Brother Wolf and Sister Moon
Alta Fedeltà 1
Sangue Di Vino
(link-fai-da-te  by Mira Queen)





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