10 settembre 2012

La seconda settimana di scuola


Io appartengo a quella fortunata (o forse no) generazione le cui mamme facevano le casalinghe e non ho quindi avuto la necessità di essere “parcheggiata” all’asilo, tanto c’era la mamma a casa…
Il primo giorno di scuola è stato un avventurarmi verso un mondo sconosciuto, ma non ero preoccupata, anzi, ero piena di entusiasmo per questa novità e non capivo perché davanti al portone della scuola ci fossero bambini in lacrime che non si volevano staccare dalle loro mamme.
I piagnistei continuarono poi anche in classe, mentre io ero elettrizzata da tutte le novità che si prospettavano. La storia continuò in questo modo per alcuni giorni. All’inizio della seconda settimana gli animi si erano placati, tutti i capricci erano cessati, i miei compagni si erano abituati all’idea di lasciare la mamma per andare a scuola e nessuno piangeva più.
Intanto io in quella prima settimana avevo realizzato due cose fondamentali:
1) a scuola ci sarei dovuta andare OGNI GIORNO!!
2) avrei dovuto fare tutta una serie di cose – tipo scrivere in corsivo e in seguito anche imparare a fare i conti – anche se non ne avevo la minima intenzione
Fu una vera tragedia e iniziai una serie di pianti e sceneggiate degne di Mario Merola davanti al portone della scuola, lungo le scale e in classe… ma non ci fu verso… andai a scuola sino alla 5^ superiore.
Lo realizzo solo adesso, ma la sindrome da lunedì di cui soffro tuttora ha radici profonde, nasce da quella maledetta seconda settimana di scuola e non mi sono ancora abituata all’idea di dover andare a lavorare tutti i giorni e dover fare per forza cose di cui non mi importa nulla.
Per la cronaca, continua a non piacermi scrivere in corsivo e per quanto riguarda la matematica… bè… lasciamo perdere…



L’ultimo giorno di vacanza è un’enorme domenica sera.



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Figli della New Wave
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