6 maggio 2013

25 modi per farlo urlare


Passando davanti all’edicola ho visto la locandina di una nota rivista femminile che pubblicizzava l’articolo più interessante del numero in uscita: “ 25 modi per farlo urlare”.

Immaginando che si riferisse alla vita di coppia, ho iniziato a pensare a quanti modi conosca io, sia che li abbia sperimentati personalmente, sia che mi siano stati riferiti da amiche o anche solo per sentito dire e il risultato è l’elenco che segue.

Certo, bisogna premettere che questi metodi non sono efficaci allo stesso modo su tutti gli uomini, dipende molto dalle caratteristiche e dalla personalità del maschio in questione, ma in linea di massima il risultato si ottiene; quindi non mi dilungo in spiegazioni e passo ad elencare, in ordine del tutto casuale:

29 aprile 2013

Giochi pericolosi (mio cuggino, mio cuggino)


Da bambini si fanno tanti giochi stupidi e a volte anche pericolosi e io non facevo certo eccezione. Il peggio di me lo davo in estate, quando andavo dai miei nonni che vivevano in campagna e questo per una bambina cittadina forniva possibilità pressoché infinita di fare danni.
Quando avevo 7/8 anni capitò che fui lasciata “incustodita” nelle vicinanze di un altrettanto incustodito vasetto di ciliegine sotto spirito (o forse era la grappa casalinga di mio nonno?) e si sa che una ciliegia tira l’altra… fatto sta che me ne feci fuori mezzo vasetto e poi diedi di matto. Il primo ad accorgersi di me fu mio nonno che con la flemma e il senso dell’umorismo che lo distinguevano andò dai miei genitori a dir loro di “andare a riprendere la bambina perché stava inseguendo quella vecchia (mia nonna) con un bastone”. Non ricordo bene, ma non credo che mi avessero sgridata più di tanto… per cominciare la colpa era di chi aveva lasciato il vasetto aperto, e poi mio nonno giustificava e difendeva sempre e comunque i suoi nipoti.

E a proposito, apro il capitolo dedicato ai cugini che vivevano lì in Romagna e che vedevo solo in estate con i quali ne combinavamo di tutti i colori perché in un certo senso avevamo un sacco di arretrato da recuperare.


5 marzo 2013

Macerie


L'altro giorno, con mio grande piacere e stupore, alla radio hanno passato un pezzo dei Joy Division e lo speaker, prima di trasmettere il brano, commentava l'epoca e il contesto musicale dei primi anni '80 dicendo:
“... nel 1980 siamo ancora nel periodo punk ma nei Joy Division non c'è più la rabbia del punk – viene tolta di mezzo – non c'è più la volontà di distruggere perchè siamo già in mezzo alle macerie...”
Questa allusione alle macerie ha davvero colpito nel segno e mi ha fatto pensare che se già allora eravamo nelle macerie, adesso siamo in un paesaggio post atomico di disintegrazione a livello sociale, culturale e politico... e purtroppo anche a livello musicale. Il rifiuto di questo scenario dovrebbe essere il terreno per una nuova onda di creatività musicale e invece sono solo cover, campionature e talent show per cantanti pop da botteghino. Anche la musica sta diventando un mero oggetto di consumo.





 
Joy Division - Love Will Tear Us Apart

26 febbraio 2013

Umorismo aziendale


In tutti i luoghi di lavoro con un elevato numero di dipendenti ci si trova ad avere a che fare con varie tipologie di umanità, e il posto dove lavoro io non fa eccezione, anzi ci sarebbero così tanti aneddoti da raccontare che non basterebbe un'enciclopedia.
In questo momento mi interessa raccontare alcuni episodi che riguardano coloro che vivono la giornata lavorativa con allegria e sono sempre pronti allo scherzo e alla burla, contrapposti a quelli che invece si prendono troppo sul serio e non hanno un minimo di senso dell'umorismo.

Il primo episodio si svolge – manco a dire -in uno dei bagni delle donne in cui c'è un piccolo buco nel muro, anzi nelle piastrelle, come se fosse stato tolto un tassello... insomma è evidente che si tratti un buco poco profondo che non attraversa il muro da parte a parte.
Una collega burlona ha appeso un cartello per invitare le frequentatrici del bagno a prestare maggiore attenzione alla pulizia, giocando sul fatto che quel piccolo buco nelle piastrelle fosse l'obiettivo di una macchina fotografica pronto a immortalare chi sporca, una specie di autovelox da interno…


Bene, c'è chi ha davvero creduto che ci fosse una macchina fotografica o forse un guardone nascosto e ha tappato il buco con della carta... e questo è successo più volte!!






Episodio 2. L'autunno scorso è stato lanciato un giornalino aziendale on-line e per creare una certa aspettativa e curiosità tra i dipendenti, i realizzatori della pubblicazione hanno iniziato ad appiccicare sulle porte, nei corridoi e negli ascensori una serie di bigliettini con il logo del giornalino (il cui nome era sconosciuto a tutti) e la scritta “sta arrivando”.
Io ho pensato ai biglietti dal messaggio biblico che si trovano in giro per la città (ve ne ho parlato qui) e ho iniziato a mia volta ad attaccare post-it con la scritta “Gesù sta arrivando” e “The Lord is coming”, oppure aggiungere a penna sugli stessi “2012 la fine”.
Non facevo in tempo ad attaccare biglietti – cercando di non farmi vedere – che qualcuno evidentemente privo di senso dell'umorismo, li staccava... e la collega della redazione del giornale che inseguiva i miei biglietti per fotografarli. Alla fine è riuscita a catturare due esemplari che sono poi stati pubblicati, con mia grande soddisfazione, sulla copertina del secondo numero. Non allego la foto perchè non voglio rivelare dove lavoro: già non è bello che una Regina vada a lavorare, lasciatemi almeno mantenere un po' di privacy.

Il terzo episodio riguarda un'uscita di emergenza di cui io vi mostro solo la foto perchè il dettagliato resoconto è stato fornito a suo tempo da Audrey... che lavora con me. Andatelo a leggere, ne vale la pena!


18 gennaio 2013

Vai a vivere in campagna


Lo so, sono bastarda. E forse ho anche la sindrome della maestra dalla penna rossa, ma una delle cose che mi diverte davvero sono i cartelli contenenti strafalcioni, inesattezze e assurdità; ve ne sarete accorti guardando la rassegna di foto strane che ho pubblicato.
Le comunicazioni condominiali poi…sono fantastiche!!  D’accordo, lo so che dietro ad esse si nasconde il fatto che la gente preferisce esternare con biglietti anzichè parlare di persona, ma non sono qui per affrontare il tema filosofico e sociologico della solitudine e dell’incapacità di comunicare; il mio scopo è il cazzeggio e nel caso ve lo foste perso, vi rinfresco la memoria con un vecchio post  a proposito della gestione condominale dei bidoni della raccolta differenziata.

Adesso passo a questo "pizzino"che ho trovato nell’androne di un condominio.


La qualità dell’immagine è piuttosto scadente, ma non potevo soffermarmi a lungo correndo il rischio di farmi beccare a fare fotografie. Trascrivo quindi il testo:

“Non mi sono mai piaciuti gli anonimi comunque la persona che le ha dato fastidio la moto e la medesima che le ha dato fastidio la macchina evidentemente se questa persona non sa condividere gli (spazi) con una vicina di casa non è abituata a vivere in una città. A questo punto se ne vada a vivere in campagna”

Che spasso, vero? Comunque ci terrei a precisare che non faccio la postina e nemmeno la rappresentante del Folletto… e neanche la maestra dalla penna rossa.

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Leggi anche: 
(link-fai-da-te by Mira Queen)


11 dicembre 2012

Chiama l'idraulico



“A ciascuno il suo mestiere”: questo è il mio motto. Chiamare l’idraulico a casa significa spesso dover accendere un mutuo per pagare l’intervento (rigorosamente in nero), ma tentare di fare da sé quando non si è capaci si risolve sempre con il ricorrere comunque a un esperto e in aggiunta dover riparare i danni creati.
Come fece il mio capo che a tutti i costi voleva farsi “ritagliare” una nicchia nel muro esattamente lì dove piaceva a lui, senza volere intendere le ragioni dei muratori che pur di non sentirlo più parlare, tagliarono muro e tubi del gas che passavano proprio in quel punto. Oppure quella volta che portò allo sfinimento il tecnico della lavatrice con chiamate serali, notturne e festive, minacciando anche azioni legali se non fosse stato risolto il problema, per poi scoprire che non aveva acceso un interruttore di sicurezza che portava la corrente alla lavatrice.
Una cosa del genere l’ho fatta anch’io. Al fornello arrivava solo un esile filo di gas per cui anche solo preparare un caffè diventava un’impresa disperata. I tecnici da me chiamati verificarono che non c’erano guasti e – quasi sul punto di andarsene – notarono una maniglia metallica nel muro che io usavo come gancio appendi oggetti credendola del tutto inutile; in realtà si trattava di un antiquato ma funzionante rubinetto del gas… che io avevo inconsapevolmente chiuso. Che vergogna!
Ma l’avventura più surreale e divertente (raccontandola adesso) capitò qualche anno fa quando il mio compagno - il Principe Consorte di Mirafiori - decise di sostituire il rubinetto della cucina sostenendo che si trattava di un lavoro facile facile.
Bisogna sempre saper interpretare “i segni” e quello che ricevette lui diceva chiaramente di lasciar perdere.
Il rubinetto centrale del nostro appartamento non chiudeva del tutto l’acqua, ma lui imperterrito decise di chiudere il rubinetto condominiale e fino qua non ci sarebbe stato niente di strano, se avesse messo un cartello per avvisare i vicini che avrebbe tolto l’acqua. L’idea geniale invece fu quella di fare il lavoro in piena notte in modo da non causare disagi (!!).
Così un sabato notte, tornati da una serata con gli amici, io vado a dormire e lui scende in cantina e chiude l’acqua al condominio, poi torna in casa smonta il rubinetto, installa quello nuovo appositamente comprato e torna in cantina ad aprire l’acqua.
Quando sembra che tutto sia a posto è lì che l’imprevisto in agguato è pronto a colpire!
Il rubinetto nuovo è più piccolo del tubo nel muro, di poco, di qualche millesimo di millimetro ma è quel tanto che basta prima a far filtrare un po’ d’acqua e poi, con la pressione che aumenta, a far schizzare ovunque.
Nel sonno sento una voce che mi chiama e quando, ancora mezza addormentata, mi affaccio sulla porta della cucina mi si presenta uno spettacolo tra il tragico e il grottesco: lui che tenta di tenere pressato il rubinetto contro il tubo e l’acqua che zampilla dal muro come fosse la fontana luminosa del Parco del Valentino… solo che l’accompagnamento musicale è una litania di bestemmie. Quindi passo io a tenere il rubinetto e lui torna in cantina a chiudere l’acqua per poi sostituire il rubinetto nuovo con quello vecchio, che gocciola solo ma almeno non schizza acqua in tutta la casa.
Morale della storia: una notte insonne tra smontaggi, rimontaggi, aperture e chiusure di rubinetti, salite e discese in cantina, asciugature di laghi e giramenti di palle per poi dover chiamare un idraulico a fare il lavoro.
Il sabato successivo ci fu il famoso black out che lasciò mezza Italia senza corrente… sarebbe stata la notte giusta per fare il nostro lavoro.



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Una banda di idioti
Yes I Do Think You're Sexy
Raccolta differenziata
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6 dicembre 2012

Tradimenti e social network



Ho sentito alla radio che secondo una statistica la maggior parte dei tradimenti avviene “grazie” ai social network, non tanto perché si incontrano persone nuove ma perché si vanno a cercare le vecchie fiamme, all’inizio per la curiosità di vedere che fine hanno fatto e poi da cosa nasce cose si ricomincia a frequentarsi.

Mah! Dico io. Se c’è una categoria di persone che spero sempre di non incontrare (sui social network così come nella vita reale) sono gli ex fidanzati. In fin dei conti se ci si è lasciati un buon motivo ci sarà stato di sicuro, e anche se a distanza di tempo non si ricorda più quale fosse è senza dubbio sufficiente per continuare a perdersi di vista.

Trovo assurda la gelosia che molta gente prova nei confronti delle/degli ex del proprio partner… ma non è già abbastanza impegnativo essere gelosi al presente? Bisogna anche complicarsi l’anima con la gelosia retroattiva?

Per quanto riguarda la ricerca dei vecchi amici invece, non credo che vorrei riprendere i contatti con tutti, però ogni tanto mi piacerebbe poter dare un’occhiata alle loro vite per vedere come stanno.

3 novembre 2012

Notturno musicale

E' uno dei primi video dei Cure e non è di eccelsa qualità, niente a che vedere i famosi video  artistici e molto creativi realizzati da Tim Pope negli anni successivi; eppure a me piace molto, proprio per la sua essenzialità che ben si addice alla canzone. Soprattutto mi colpisce l'ambientazione in quel giardino decadente, pieno di statue che assumono inquietanti sfumature nelle ore serali. Mi richiama alla mente i giardini di Palazzo Reale a Torino, che  sono da tempo chiusi per restauri: chissà nelle nebbiose serate invernali chi si aggira tra gli alberi spogli e le statue in rovina? 






The Cure - The Hanging Garden

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Whish you were here e l'Olandese solitario
Il Ragno Ottavio
Lamette e stampelle
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29 ottobre 2012

Dal cassetto dei ricordi


Questa è una cosa che ho scritto molti anni fa, più o meno l'ultimo anno di superiori. Non so se definirla poesia o che altro, comunque rileggendola continua a piacermi, quindi la propongo qui.


SENSAZIONI FORTI

Adoro i temporali pomeridiani.
Mi piace vedere il cielo diventare nero, cupo, terrificante
mi piace affacciarmi e guardare le nuvole avanzare minacciose
e provare contemporaneamente un senso di attrazione e di repulsione;
esse suscitano in me una misteriosa paura
una magica infatuazione
e non posso smettere di guardarle.
Adoro i temporali pomeridiani
quando i tuoni annunciano l’arrivo della pioggia
con tutta la sua forza.
Mi piace vedere l’acqua scrosciare d’improvviso
e allagare le strade,
impazzita dalla violenza del vento
che scuote e piega gli alberi in un pietoso inchino.
Adoro i temporali pomeridiani.
Adoro godermi la forza e la violenza
che si scatenano in pochi intensi attimi.
Adoro l’arcobaleno
emblema delle contraddizioni della natura;
in pochi istanti tutto passa e va
diventa notte e poi di nuovo giorno.



La foto invece è recente.




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Una notte magica al Kobetamendi
Esistenzialismi
(link-fai-da-te by Mira Queen)

4 ottobre 2012

Libro: L’Ozio Come Stile Di Vita di Tom Hodgkinson



L’OZIO COME STILE DI VITA   di Tom Hodgkinson

Dalla prefazione dell’autore:
Oziare è bello. Questo libro ha lo scopo di celebrare la pigrizia e di attaccare la cultura occidentale del lavoro, che ha schiavizzato, demoralizzato e depresso così tanti di noi.
Non far niente è il lavoro più duro di tutti, come notò Oscar Wilde. Intorno a voi ci sono sempre un sacco di persone che cercano di farvi fare qualcosa. E’ per questo che ho tentato di creare una specie di canone di scritti sull’ozio tratti dalla filosofia, dalla letteratura, dalla poesia e dalla storia degli ultimi tremila anni, per fornire a noi oziosi le munizioni mentali di cui abbiamo bisogno per combattere la guerra contro il lavoro. E il mero numero di grandi cultori dell’ozio nella storia dimostra che non siamo soli.
Oziare significa essere liberi, e non soltanto essere liberi di scegliere fra McDonald’s e Burger King o fra Volvo e Saab. Significa essere liberi di vivere la vita che vogliamo fare, liberi da capi, salari, pendolarismo, consumi e debiti. Oziare significa divertimento piacere e gioia [….]