5 febbraio 2014

Karaoke


Ho trascorso una serata al karaoke, cosa per me abbastanza inusuale dato che finora mi era capitato solo di andare nei pub karaoke, molto sui generis, di Gran Canaria frequentati solitamente da turisti britannici. La serata è stata divertente anche se non c’erano inglesi ubriachi a cantare; il pubblico era composto prevalentemente da habitué molto esperti in musica tendente al new melodico napoletano (!) e d’ora in poi non mi chiederò più a chi interessa il Festival di Sanremo perché ho avuto la risposta. Ho constatato inoltre che la mia conoscenza in fatto di musica italiana melodica è ancora più scarsa di quanto credessi e, a parte qualche classico dei cantautori, ho ripetuto per tutta la serata “ma io non l’ho mai sentita questa canzone”.
In generale mi piace cantare, lo trovo molto liberatorio, ma un conto è farlo in casa o in privato con un gruppo di amici ubriaconi… e a tal proposito un breve aneddoto.
A La Baronessa e me piacevano molto i Depeche Mode, forse li avevamo visti in concerto da poco, non ricordo, fatto sta che in quel periodo eravamo molto prese e anche convinte delle nostre doti canore. Mettemmo una canzone in sottofondo e ci registrammo: lei interpretò la parte di David Gahan e io quella di Martin Gore. Inutile dire che il risultato fu qualcosa di pietoso e non mi riferisco certo alla qualità della registrazione. Fine dei sogni di una carriera musicale.
Detto ciò, per la buona sorte dei presenti alla serata karaoke di cui sopra non ho cantato, però dovessi andare in un locale con musica a me più congeniale e con il giusto livello di alcolici in corpo potrei anche farlo, intanto mi alleno con questo testo figurato.  

E' chiaro di cosa si tratta,vero?



















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27 gennaio 2014

Yes, I Do Think You're Sexy


Le prime emittenti televisive a carattere musicale sono nate in Italia a metà degli anni ’80 e sebbene i video che venivano trasmessi, specialmente quelli degli anni precedenti, fossero semplici e privi degli effetti speciali a cui siamo ora abituati, sono comunque rimasti impressi nella memoria forse proprio perché l’offerta video musicale non era ridondante come al giorno d’oggi.



La canzone cui faccio riferimento è “Da Ya Think I’m Sexy?” di Rod Stewart e riguardando adesso il filmato mi fa quasi tenerezza, ma quando lo vidi per la prima volta, complice l’età, l’effetto che mi fece fu ben differente. E adesso non iniziate a fare calcoli, sapete bene che è estremamente scortese fare riferimento all’età di una Regina!

Nel video un Rod Stewart molto giovane e molto in forma si esibisce sul palco con la sua band, lui indossa pantaloni di pelle neri, camicia nera e maglietta leopardata: look che catturò l’attenzione di una Regina di Mirafiori ancora in erba. Nel filmato dell’esibizione dal vivo viene inserita una clip in cui Rod Stewart in un locale affollato sta guardando se stesso alla televisione, quando incrocia lo sguardo di una ragazza. Tra i due inizia un intenso dialogo fatto di sguardi ed ammiccamenti che si conclude con effusioni a casa davanti all’immancabile televisione che trasmette le immagini del concerto.

Tutto qui, niente a che vedere con i video attuali dove tutto è più esplicito, eppure ha una certa carica erotica sottintesa che all’epoca non mi lasciò indifferente.

Stavo entrando in quella fase della vita in cui gli ormoni comandano su tutto e dopo essere rimasta rapita a guardare quel filmato mi resi conto che l’infanzia era finita.


 
Rod Stewart - Da Ya Think I’m Sexy?

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10 gennaio 2014

This Charming Man


Ho riletto il romanzo “Il Ragazzo Sbagliato” di Will Russell.  

Protagonista è Raymond Marks, un ragazzino inglese che, vittima del pregiudizio e della superficialità degli adulti, a causa di malintesi e incomprensioni finisce preda di un vortice di solitudine ed emarginazione, in caduta libera verso un futuro di pazzia ed ospedale psichiatrico; il riscatto e la salvezza, insieme alla presa di coscienza di sé, avvengono grazie alla musica e alla passione per gli Smiths e Morrissey in particolare.

Il resoconto dei fatti avvenuti nel passato si alterna agli stati d’animo del presente e le riflessioni sull'amore per il suo idolo portano Raymond a ritrovare sé stesso; la particolarità del romanzo è che le vicende vengono raccontate dal protagonista in una serie di lettere (scritte sul quaderno e forse mai spedite) rivolte direttamente a Morrissey: una corrispondenza del genere non si potrebbe rivolgere a nessun altro, questo è il vero colpo di genio del libro!

Mi ha colpito molto la frase con cui Raymond, in un gioioso momento di confidenza e condivisione con la madre, descrive il suo idolo: “...lui è così, è un poeta, quindi è capace di esprimere i pensieri della gente...”. Mi piace questa frase, riassume così bene il senso di tutto. Anch'io trovo che le parole di Morrissey arrivino dritte al cuore per dire qualcosa che sai essere presente dentro di te, che provi anche tu e che forse non riesci ad esprimere. Quando ascolti certe canzoni, senti di non essere solo e capisci che il tuo essere diverso – nel senso di non ordinario – è qualcosa di bello, di cui andare fieri, un valore aggiunto in un mare di mediocrità.

In campo musicale ognuno ha i propri beniamini, ma è innegabile che siano rari i personaggi oggetto di culto nel modo in cui lo è Morrissey, tanto che ancora oggi c'è chi ama gli Smiths e rende loro omaggio, ad esempio This Charming Charlie (Brown, altro personaggio dolcemente malinconico): un sito dove le vignette dei Peanuts “parlano” con le frasi estratte dai testi delle canzoni degli Smiths: un delicato e delizioso omaggio ad entrambi.


E così, partendo dal romanzo, di divagazione in divagazione, guarda dove sono andata a finire. 


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23 dicembre 2013

Ricetta del Panettone Piatto Unico


A ben guardare qualcosa di buono nel natale c’è: il panettone e il pandoro, che in altri periodi dell’anno non si trovano.  Sono ancora deliziata da un pandoro farcito con lo zabaione fatto-in-casa che ho mangiato sabato sera e questo stato di estasi gastronomica mi ha ricordato che ho una ricettina da condividere.

Prima però devo illustrare il contesto in cui ebbe origine questo piatto che al giorno d’oggi si potrebbe definire fusion.


18 dicembre 2013

Allergia al natale



E' una giornata ormai svuotata di significato religioso, non è nemmeno più una festa pagana, rimane solo l'inutile farsa consumistica.

Il natale religioso non mi interessa e mi limito semplicemente ad ignorarlo, mentre la ricorrenza commercial-buonista… quella davvero la odio! Non posso limitarmi ad ignorare quella giornata, perché già da novembre invade la vita con le luci, gli addobbi e le pubblicità di panettoni e mano a mano che i giorni passano, la semplice indifferenza si tramuta in repulsione e odio per questa apoteosi di sperpero camuffata con i lustrini rossi.
Il natale è la massima espressione del consumismo che avvelena i nostri tempi: devi spendere, sei un consumatore quindi devi consumare e in questo periodo lo devi fare ancora più del solito; non a caso per questa ricorrenza è stata concepita tutta una serie di inutili oggetti, addobbi e cianfrusaglie varie per adempiere al proprio dovere.
Come se ciò non bastasse si deve anche assistere al festival del buonismo con le assillanti pubblicità delle famiglie perfette tutte panettoni e cocacola (è risaputo che Babbo natale altro non è che una bottiglietta di cocacola vestita da anziano) e gli immancabili film polpettoni con lieto fine assicurato che vengono proposti in questo periodo.

Ma la cosa che più mi infastidisce è l’atteggiamento di certe persone (soprattutto in ambito lavorativo) che ti ignorano per tutto l’anno e poi a dicembre sentono l’impellente necessità di farti gli auguri ogni volta che ti incontrano, pronunciando la fatidica frase: “Se non ci vediamo più ti faccio gli auguri”. E allora?!? Se non ci consideriamo per tutto l’anno farà lo stesso anche se non ci vediamo più prima di natale. Quel “più” poi… mi inquieta, mi fa venire voglia di fare gli scongiuri e rispondere: “Se non ci vediamo più speriamo sia per colpa tua”.



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11 dicembre 2013

Libro: Tito di Gormenghast di Mervyn Peake


Mi tolgo subito il pensiero della conclusione dicendo che è uno dei più bei libri che abbia mai letto, di quelli che ti riconciliano con il piacere della lettura e che conducono la fantasia al galoppo.

In questo romanzo non vengono narrati grandi fatti o avvenimenti, ma sono descritti minuziosamente i personaggi dai nomi fantasiosi, le loro piccole vicende quotidiane e l’ambiente che li circonda. Lo scenario ruota intorno al castello con le sue mura e le montagne che lo circondano e lo isolano, la vita si svolge tra i labirinti e le ferree e immutabili tradizioni tramandate nei secoli.
Per certi versi potrebbe far pensare al Castello di Kafka perché tutto si svolge in un microcosmo isolato e fuori dal tempo, mosso da regole incomprensibili, ma qui il senso dell’assurdo non diventa mai opprimente, anche grazie alla narrazione molto poetica. L’autore era anche disegnatore e il suo stile letterario è illustrativo, le descrizioni – in particolare della natura e degli eventi atmosferici - non sono mai noiose o superflue ma evocano immagini e stimolano la fantasia del lettore.

20 novembre 2013

Rubrica: Ho fatto la pipì - 7^ puntata


Ho scoperto che c’è un’applicazione per IPhone che vi consente di localizzare il bagno più vicino e ve ne fornisce anche una recensione aggiornata.
Sono basita! E dire che pensavo che la mia rubrica fosse un po’ stramba, ma al confronto di tutto ciò sono una dilettante.
Comunque io non voglio fornire un servizio di pubblica utilità e nemmeno verificare costantemente gli aggiornamenti, il mio scopo è di farmi due risate prendendo in giro i gestori dei locali che frequento e spero che questo gioco diverta anche voi che leggete. Quindi partiamo!

14 novembre 2013

Lo sapevo!!


Ecco, lo sapevo, prima o poi doveva succedere!

E’ da un paio d’anni che a Torino siamo in apprensione a causa di biglietti e scritte sui muri che ci ricordano che Gesù dovrebbe arrivare e invece lui non arriva mai.

Sul web ci si perde in chiacchere facendo ironia di vario tipo, c’è stato addirittura chi ha creato un gruppo Facebook per identificare gli autori delle scritte e, ovviamente, a suo tempo anche io avevo detto la mia  provando a ipotizzare il motivo di questo ritardo. 
Intanto Gesù perde tempo lungo la strada e la concorrenza lo batte sul tempo!
Ieri mattina alla fermata del pullman ho trovato un adesivo che riportava, su uno sfondo di nuvole su cui si librava una specie di aereo mal disegnato, il seguente messaggio:
“Natura inalzati Satana ha vinto”
Purtroppo non ho fatto in tempo a scattare una fotografia, il biglietto è stato rimosso dopo poche ore… forse dallo stesso Gesù arrivato giusto in tempo, chi può dirlo?!?

Comunque prima di scatenare una discussione sulle sette che trovano rifugio nella Torino magica e satanista, vorrei far presente che la frase in questione è tratta dall’Inno a Satana di Giosuè Carducci e se vi interessa saperne di più, qui  troverete il testo e la spiegazione dello stesso Carducci.

Mi sa che noi torinesi, sotto la patina seriosa con cui ci dipingono, siamo proprio dei burloni…

 
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12 novembre 2013

...superflui


Con l’arrivo del freddo ricomincio a vedere giubbotti e cappotti decorati con rifiniture di pelo e pelliccia… e mi rendo conto che purtroppo questa moda non passa mai.
Questa è la contraddizionedi un certo tipo di universo femminile che proprio non riesco a capire: noi donne passiamo la maggior parte della vita a combattere la battaglia per l’eliminazione dei nostri pelisuperflui –scrivo le due parole attaccate per significare quanto siano strettamente correlate– perché dovremmo poi sentire la necessità di indossare un capo di abbigliamento ricoperto di peli di animale?


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7 novembre 2013

Pensieri sparsi

Ultimamente non sono molto creativa, più per mancanza di tempo che di ispirazione, quindi vi intrattengo con un po'di vecchi scritti, pensieri e aforismi. 
A presto (spero) con qualcosa di nuovo.

♠ 
Giornata di vento in città
dove le borse di nylon
volteggiano come gabbiani impazziti
sopra i tetti delle case
e le foglie secche
danzano vorticosamente sui marciapiedi
insieme alle carte
fuggite dai bidoni della spazzatura.


♠  E’ forse sbagliato stare a farsi delle paranoie, ma non lo è certo riflettere e porsi delle domande; se siamo dotati di un cervello pensante è giusto usarlo per il suo scopo.
Quanto alle mani… non è ancora provato che, come sostiene qualcuno, debbano essere usate per lavorare: possono anche servire per mettersi le dita nel naso.



 Riflessione casalinga

Il sugo bolle placidamente

nel suo tegame

ignaro che intorno

il mondo stia crollando

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