22 marzo 2012

Umorismo Fotografico: Scritte sui muri


Come vi ho detto sono specializzata in "cartellonistica" e anche le scritte sui muri fanno parte di questa categoria. Ecco quindi un paio di assaggi:

  •  Lugano (e si commenta da sola)




  • Scritta sul muro di una chiesa a Ibiza
    La unica iglesia que ilumina es la que arde




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20 marzo 2012

Comicità involontaria


Per quanto ci si possa sforzare di inventare cose divertenti è sempre la comicità involontaria quella che fa ridere di più; ecco un paio di esempi.
 
Sulla porta di una chiesa del centro fa bella mostra di sè un cartello con il seguente avviso:
“Anche in chiesa avvengono furti. Non perdete di vista borse e borselli.”
 Io avrei aggiunto una postilla
“Il Signore vede tutto, ma non può mettersi a fare il poliziotto”.

Non ho mai recensito nella mia rubrica i bagni della Facoltà di Matematica/Università Popolare perché sarebbe come sparare sulla croce rossa; la scuola italiana ha già i suoi problemi e non è il caso che io mi accanisca su sottigliezze come le condizioni dei servizi (?) igienici (?).
Però il cartello che ho visto pochi giorni fa mi ha fatto davvero ridere.
Dopo una lunga spiegazione sulla consistenza della carta asciugamani che non deve essere utilizzata al posto della carta igienica perché causa otturazioni, il cartello conclude: “in mancanza di carta igienica avete solo da chiedere alle persone interessate”.
Ma chi sono le “persone interessate”? Chi può essere più interessato di colui che si ritrova senza carta nel momento del bisogno? E quindi cosa bisognerebbe fare? Chiedere aiuto a se stessi? Mah…


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22 gennaio 2012

Chi era costui?

Visto che nella mia presentazione faccio riferimento a  titoli conseguiti presso la prestigiosa Academie de Cambronne,  per quei pochi che non sanno chi sia la persona a cui tale Accademia è dedicata allego una breve biografia trattta da Wikipedia. Dopo averla letta sono certa che non sarà necessario spiegare l'oggetto degli studi.

  

1 gennaio 2012

Toponomastica Torinese


Una delle prime cose che ci insegnano alle elementari è che Torino ha una disposizione urbanistica a scacchiera, con lunghe strade dritte e incroci perpendicolari (“abbiamo strade dritte che ci portano ai confini” cantano gli Statuto nota band cittadina) e quindi è abbastanza facile orientarsi anche se non si conosce bene la città.
Le complicazioni iniziano quando si parla di toponomastica perché molte strade sono intitolate a membri della famiglia reale sabauda che aveva poca fantasia nei nomi e ci troviamo così con tutta una serie di vie dedicate a Re, Regine, Duchi, Conti Vittorio, Amedeo, Emanuele, Filiberto, Carlo.
Oltre alla complicazione per così dire “istituzionale” andiamo ad aggiungere il poco noto aspetto burlone e fantasioso dei torinesi per cui spesso preferiamo dare nomi d’invenzione e vezzeggiativi alle principali vie e piazze, ma in realtà per noi che viviamo a Torino non è affatto complicato districarci tra soprannomi che conosciamo meglio di quelli veri riportati sullo stradario.

Toponomastica confidenziale:
- La più bella piazza di Torino era un tempo intitolata a Vittorio Emanuele I e venne in seguito dedicata alla battaglia di Vittorio Veneto. I torinesi da sempre la chiamano confidenzialmente Piazza Vittorio, tanto non c’è rischio di confondersi con l’altrettanto confidenziale Corso Vittorio (Emanuele II); un Vittorio è piazza e l’altro corso… non si incrociano nemmeno. E poi in Corso Vittorio, all’incrocio con corso Galileo Ferraris, c’è Il Monumento, chiamato così come se fosse l’unico in città, quindi è evidente che non ci si possa proprio confondere.
- Piazza Carlo Emanuele II. Tutti la conoscono come Piazza Carlina e il soprannome pare sia riferito ad un vizietto dell’omonimo.
- Piazza Carlo Alberto è nota come La Piazzetta; Corso Massimo D’Azeglio è Corso Massimo e Corso Regina Margherita è semplicemente Corso Regina mentre l’ospedale infantile è il Regina Margherita per esteso… chissà, forse cura di più.

Ma possiamo essere ancora più creativi! Se i corsi e le piazze citati prima si possono trovare (magari con un po’ di fatica) sullo stradario adesso cimentatevi con queste stravaganze.
Cercate per esempio uno dei più famosi mercati d’Europa? Quello frequentato ogni giorno da centinaia di persone e pullmann di turisti francesi? Insomma, cercate Porta Palazzo? Allora chiedete a qualcuno, magari in piemontese chiedete di Porta Pila, ma sappiate che il vero nome è Piazza della Repubblica.
Visto che siamo in zona andiamo anche al mercatino delle pulci e antiquariato che si svolge ogni sabato al Balön. Non lo trovate? Ma è proprio dietro Porta Palazzo, insomma in Piazza Borgo Dora.
Vogliamo andare a un altro bel mercato con le bancarelle che vendono capi firmati? Piazza Benefica ovvio. Non si trova sul TuttoCittà? Ovvio. Non è una piazza ma è l’incrocio tra via Principi d’Acaja e via Duchessa Jolanda (sempre ‘sti Savoia!); l’area in cui viene allestito il mercato porta il nome di Giardini Martini da non confondere con l’ospedale Martini e la Martini&Rossi di Pessione.

Esaurita la sezione mercati andiamo ora a vedere un luogo dal nome veramente inquietante: il Rondò della Forca, più che una piazza vera e propria, è una rotonda dove convergono i corsi Regina (Margherita), Principe Eugenio, Valdocco e via Cigna ed è stato veramente il luogo preposto alle pubbliche impiccagioni sino al 1863. Non ha una denominazione ufficiale sullo stradario ma questo nome è talmente noto che persino il tram 10 che vi fa capolinea riporta l’indicazione Rondò Forca sulla fermata.
Chiudiamo con l’ultima stranezza che si trova quasi fuori città, alla confluenza tra Po e Stura. La strada che costeggia il fiume in quel tratto si chiama Lungo Stura Lazio e compie una curva rotonda che sembra quasi uno svincolo autostradale ed è comunemente nota come Curva delle 100 Lire. Interessante segnalare che con l’avvento dell’Euro non sono stati apportati ritocchi ed aumenti alla suddetta denominazione… ci sarebbe stato da ridere!!


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10 dicembre 2011

Rubrica: Ho fatto la pipì 4^ puntata



Dopo qualche mese di assenza sono tornata al Fratelli Marx che nel frattempo ha cambiato gestione, nome (adesso si chiama Oro Birra), assortimento delle birre e ha provveduto ad un minimo di rinnovamento del locale… bagno compreso.
L’ubicazione è sempre quella, ovviamente, ma con una tinteggiata ai muri, piastrelle decenti, sanitari nuovi e un asciugatore ad aria funzionante ha acquisito quel minimo di dignità che prima mancava. Ci voleva tanto?!?

A proposito di locali abitualmente bazzicati, finalmente dopo anni di indifferente utilizzo, l’angusto ma pulito bagnetto ambosessi piastrellato di nero del Birrificio La Piazza di via Durandi si guadagna una menzione. All’ultima mia visita era infatti apparso un romantico porta rotoli in stoffa bianca con roselline ricamate - stile casa in campagna della nonna - un oggettino così grazioso e in totale contrasto con tutto il resto che non poteva lasciarmi indifferente, e infatti sono qua a parlarne. Potenza dei dettagli.


Ristorantino Il Filo di Marianna (via Principe Tommaso) e Pizzeria 3 da 3 (via Verdi) presentano la caratteristica comune di avere bagno e antibagno moderni ma non minimalisti con quel tocco di classico che rende il tutto molto armonioso.
Il primo ha di strano il rubinetto che sembra un dosatore di sapone… e lascio immaginare la scena di me che cerco di far scorrere l’acqua agitando le mani sotto una fotocellula che non c’è. Il secondo ha lavandini di vetro molto di tendenza e muri piastrellati a mosaico colorato stile anni ’60.

Bruschetteria Il Tagliere al quadrilatero. Per andare in bagno bisogna uscire dal locale e questo fa già presagire il classico cesso alla turca in cortile… e invece no, da una porta a vetri adiacente alla porta di ingresso si accede ad un bagno nuovo ben al di sopra delle aspettative.

Lobelix locale al quadrilatero rinnovato di recente. La parete che divide i due bagni (maschile e femminile non indicati) è composta da 3 pile di pneumatici con i lavandini in cima, uno spazio aperto e poi il muro che sale fino al soffitto. In sostanza i lavandini sono in comune tra i due bagni e ci si lava le mani senza guardarsi in faccia e questo suscita risate, stupore e gridolini.

Soho23 in piazza Vittorio. Il locale ha cambiato gestione ma purtroppo il bagno non è stato ristrutturato; le pareti nere e la poca illuminazione che vorrebbero fare tendenza servono solo a camuffare - neanche troppo bene - le pessime condizioni del bagno.

Sfashion cafè in piazza Carlo Alberto: il locale è proprio carino e particolare, pieno di quadri,foto strane, caricature ecc.  e quindi riponevo grandi aspettative nei confronti del bagno… e quasi mi cadono sul pezzo forte. L’ampio antibagno è originale e coerente con il locale, pareti scure ma non opprimenti grazie alle fotografie divertenti sulle pareti, al posto del lavandino c’è una specie di lavatoio per il bucato. Il bagno vero e proprio ha pur sempre il lavatoio ma non è all’altezza dell’antibagno: è piccolo, trasandato e impolverato e ha una brutta griglia sul soffitto… peccato.

John Lennon Pub in corso Agnelli è una storica birreria cittadina e anche l’arredamento è per così dire “storico”. A parte le piastrelle di colore diverso una dall’altra la vera chicca è il lavandino incastonato in un mobile in finto tek con specchiera - di quelli che negli anni ’70 si mettevano in ingresso - che fa pendant con il copritermo.

Corner House in corso Sebastopoli: la lapidaria quanto essenziale definizione “una nicchia meschina” che ho pronunciato all’uscita dal mio sopralluogo ha fatto molto ridere una mia amica che però ha concordato con me dopo essere andata a prenderne visione di persona. Inoltre c’è da segnalare che i frequentatori del locale ignorano bellamente le insegne che dovrebbero distinguere il bagno maschile da quello femminile, vabbè.

Concludo questa puntata con Santa Polenta, una trattoria molto naif in via Barbaroux. La recensione in realtà non la posso fare perché in quella specie di sgabuzzino situato al piano inferiore che dovrebbe essere il bagno mancava la lampadina. No, non era fulminata, mancava proprio ma per fortuna sul tavolo c’erano i bicchieri con le candeline… molto romantico fare pipì a lume di candela.


Fate la raccolta differenziata!



Spesso i cartelli contenenti avvisi di vario genere sono una fonte di comicità involontaria… ma questo… è veramente terribile!!

Non è uno scherzo, questo cartello è stato davvero affisso nella bacheca degli avvisi di un condominio.Giuro che leggendolo ho riso fino alle lacrime e poi quando mi sono ripresa l’ho fotografato perché una cosa del genere non si può descrivere né raccontare.






Mi piacerebbe sapere chi è l’autore di questa meraviglia che alterna errori di ortografia a paroloni ad effetto; uno prolisso da non poter far stare tutto il messaggio in  una sola pagina, ma avaro di punteggiatura e poi... il colpo di genio finale per evidenziare il numero verde.

6 ottobre 2011

Ricetta di famiglia


Sono stata invitata a partecipare a uno scambio di ricette e ho pensato di condividere anche qui la Ricetta di Famiglia della Piadina Romagnola (sì, perché la mia famiglia è romagnola).
Si tratta di una ricetta molto semplice e veloce da realizzare, gli ingredienti sono:
farina – acqua – sale – bicarbonato (che fa da agente lievitante). Nella versione tradizionale si mette lo strutto (che contribuisce a rendere la piada sfogliata), nella versione moderna dietetica si mette l’olio di oliva e magari un po’ di latte.

Adesso voi mi chiederete le dosi e qui arriva la Ricetta di Famiglia con tutte le sue varianti.
Secondo mia mamma: “si fa a occhio, impasti e vedi come viene e se è il caso aggiungi acqua e farina”. Lei è fedelmente seguace dell’antico proverbio “Vut aqua ch’an abia più fareina, vut fareina ch’an abia più aqua” (vuoi acqua che non abbia più farina, vuoi farina che non abbia più acqua) che significa che si deve continuare fino a quando si raggiunge la consistenza giusta, per l’appunto.
Secondo mia zia che fa la piadina quasi tutti i giorni e che ha lavorato in un ristorante ed è quindi abituata a cucinare per tante persone, le dosi sono un po’ diverse: “si fa a occhio e se impastando si vede che non basta se ne fa ancora”. Esperienza della quotidianità.
Infine, secondo mia cugina che rappresenta la ricetta di nuova generazione: “non si pesa la farina in base ai commensali, si impasta e poi si vede”.
Io ero un po’ titubante, ma ho seguito scrupolosamente queste istruzioni e mi sono trovata bene.

Dopo aver preparato l’impasto si formano delle palline e con il matterello si spianano fino a formare dei dischi del diametro e dello spessore desiderati: la piadina spessa è quella contadina che ricorda i tempi in cui c’era poco companatico da mettere insieme, mentre quella sottile da ‘impressione di voler mangiare di meno ma alla fine è più farcita.

La cottura avviene su una teglia ben calda e dura pochi minuti per lato, quando si formano delle bollicine bisogna forarle con una forchetta e poi è il momento di girare e cuocere dall’altra parte.
L’accompagnamento ideale sono salumi, formaggi molli e l’imprescindibile insalata, ma in Romagna la piadina si mangia con tutto, come il pane, comprese le polpette con il sugo in cui pucciare.
Il gemello della piadina che a Rimini si chiama “cassone” e a Ravenna “crescione” consiste in una piadina che a crudo viene farcita e sigillata con una forchetta e quindi cotta. Il ripieno secondo la ricetta tradizionale è di erbe di campagna preventivamente sbollentate e condite, ma si può sperimentare qualunque tipo di ripieno… o quasi.

Un’ultima importante annotazione: la piadina si mangia rigorosamente con le mani! Al limite si taglia in quadretti prima di farcirla. 




17 agosto 2011

Sconsigli di viaggio: mappa dei luoghi inutili.



Inutili o sgradevoli o sopravvalutati, insomma questa è una personale classifica dei peggiori luoghi visitati, una guida di non viaggio.
Eh sì, qui si parla di località turistiche o visitate nel corso di qualche vacanza perché sarebbe troppo facile parlare male di posti come Nichelino o Cuorgnè (non me ne vogliano gli abitanti di queste ridenti cittadine, ma non c’è proprio niente da ridere) ma in fin dei conti a chi verrebbe mai in mente di andare in vacanza a Nichelino?

L’idea di questa specie di classifica mi è venuta a Creta dopo aver trascorso qualche giorno a Hersonissos che è forse la località più turistica e frequentata dell’isola e davvero non si capisce il perché. Tanto per cominciare non esiste un vero paese ma un enorme, esteso agglomerato di case ed alberghi di svariati “stili”, colori, materiali e altezze farcito di negozi di cianfrusaglie, oreficerie e ristoranti anonimi, il tutto a coprire la vista del mare. Non esiste spiaggia o forse è stata erosa da tutte queste costruzioni, fatto sta che è una località di mare in cui non ci si può godere il mare. Nonostante ciò è incredibile la quantità di gente proveniente da tutta Europa che si riversa qui; sarà che una volta che sono stati costruiti alberghi e condomini bisogna pur riempirli e qui giocano una parte fondamentale i tour operator. Comunque per me Hersonissos è al primo posto di questo elenco di “sconsigli” sia perché me ne ha ispirato la creazione sia perché se lo merita davvero.

4 giugno 2011

Rubrica: Ho fatto la pipì - 3^ puntata


Tutti i giornali danno indicazioni sulle serate nei locali, i concerti e le recensioni dei ristoranti e non voglio certo rubare loro il mestiere; io mi limito a tenere aggiornata questa rubrica che è forse l’unica a fornire una guida per le incombenze fisiologiche fuori casa.
Prima di iniziare però devo porre un interrogativo.
Perché gli specchi nei bagni sono quasi sempre ad altezza di Puffo?!? Io sono abbastanza alta ma non certo un gigante, eppure capita spesso che allo specchio mi veda dalle spalle in giù o che debba fare contorsioni per guardarmi il viso o i capelli. Che gli installatori di specchi siano tutti tappetti?!? Mah..

E allora per rimanere in tema ecco qua:
· Solo per alti.
L’Alcool in lungo Po Cadorna ha il classico cesso alla turca e fino qui niente di strano; ma quando sei in posizione (bè, sto parlando per le donne ma anche gli uomini potrebbero trovarcisi) ti rendi conto che ciò che dovrebbe essere a portata di mano non lo è affatto. La carta è così in alto che dalla “posizione” non la si raggiunge e ci si deve alzare, ma ancora peggio è il pulsante dello scarico che è posto ad una altezza ben al di sopra della media delle donne italiane.
Per la precisione più che l’altezza servirebbero delle braccia molto, ma molto lunghe tipo quelle del fumetto Tiramolla per fare tutto con comodo.

· Quello che non ti aspetti.
La Vineria Rosso di Sera in via Di Nanni è il classico posticino rustico arredato con i mobili delle nonne e il pavimento con le piastrelle esagonali degli anni ’50. Ci si immagina quindi che anche il bagno segua la stessa linea e invece eccoti qua un bel bagnetto ristrutturato di recente, molto curato, piastrelle moderne e dettagli che rendono il tutto molto accogliente.

· Fedele alla linea.
Dopo tanti anni di assenza sono tornata al circolo Da Giau in strada Castello di Mirafiori e ho osservato con piacere che la sala concerti è stata un po’ rinnovata, ma il circolo in generale ha mantenuto l’aspetto di sempre che lo caratterizzava ed è stato un po’ come tornare a casa. Purtroppo devo segnalare che l’unica parte che avrebbe avuto bisogno di un bel cambiamento – cioè il bagno - è rimasta invece quella di sempre: cesso alla turca, muri scrostati e prese d’aria annerite.

· La Reggia.
Il Caffè Regio in via Po è un bar moderno molto bianco: bianche le pareti, bianchi i mobili, bianchi i lampadari…
Il bagno è ovviamente bianco e sul davanzale della finestra ci sono vasi bianchi di orchidee bianche e viene diffusa musica classica di sottofondo in modo da rendere ancora più rilassante l’ambiente. La vera chicca è però l’impianto di illuminazione! Non un lampadario, bensì una grata metallica retroilluminata da faretti a luce azzurrata da cui pendono delle scintillanti gocce di cristallo. Bellissimo!

· Caldo e accogliente.
Il ristorante Mecenate è un locale elegante ma non sfarzoso della collina torinese. Il bagno delle donne è ampio e arredato con mobili e specchi antichi, alle pareti sono appesi quadri raffiguranti scene di caccia alla volpe e… meraviglia … accanto al lavandino una sedia con l’imbottitura di velluto.

· Il Minimalista
La pizzeria Sicomoro è gemella della già menzionata Opificio di Rivoli sia per quanto riguarda la bontà della pizza, sia per la freddezza del locale. Anche qui il bagno è minimalista, poco illuminato e con le pareti nere, elemento di spicco il lavandino costituito da una lastra di metallo inclinata che ricorda una mangiatoia da stalla.

20 maggio 2011

Elogio dell'ozio


Il mio vizio preferito come molti avranno intuito è l’accidia cioè la pigrizia, l’indolenza. Per come la intendo io si tratta di uno stile di vita più rilassato e contemplativo rispetto al comune agitarsi di questi frenetici tempi.
Perché devo correre quando posso arrivare anche camminando? Perché devo affannarmi e caricarmi di impegni che non potrò mantenere?
Non credo al modello di efficienza che viene proposto dalla nostra società consumista: corri – produci – corri – spendi – corri – corri – corri – corri – muori. C’è gente che nemmeno in vacanza riesce a rilassarsi e sente la necessità di andare in un villaggio vacanze con attività e divertimenti organizzati. No grazie, tutto ciò non fa per me. Non mi vergogno di dire che mi piace fare la pennichella, stare a guardare il mare, fare una passeggiata o prendermi cura delle piante sul balcone; invece di andare in palestra a sudare preferisco fare yoga, alla carriera antepongo la vita privata.

Ma c’è anche una forma di accidia “sociale” che invece non mi piace per niente. Si tratta di quell’atteggiamento lassista molto diffuso nel nostro Paese per cui tutto va bene finchè riguarda gli altri e non ci tocca direttamente; quel senso di rassegnazione per cui non vale la pena lottare perché tanto niente cambia tanto “sono tutti uguali”. Forse è proprio l’affannarsi troppo senza fermarsi a riflettere che porta a questa forma mentale. E intanto si sprofonda…

Adesso potrei aprire una nuova rubrica dedicata ai vizi capitali e parlare della gola, della lussuria e dell’avarizia ma non ne ho più voglia, magari lo farò un’altra volta...





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