27 luglio 2012

Sta arrivando...


Negli ultimi mesi la città si è riempita di volantini appiccicati in ogni luogo che ci ricordano che “Gesù sta arrivando”. Non bastassero i volantini, sono anche apparse  sui muri delle scritte in italiano, inglese e francese che ci ripetono lo stesso messaggio. 
Ho preso nota e tanto per non sbagliare tengo la casa in ordine, non si sa mai volesse passare anche da me, ma aspetta oggi aspetta domani, del Signore ancora nessuna traccia.
Mi è venuta voglia di andare ad attaccare dei volantini di rettifica: “…sta arrivando, ma è rimasto imbottigliato nel traffico sulla Salerno – Reggio Calabria”. Se Cristo si è fermato a Eboli un motivo ci sarà.


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25 giugno 2012

Cuneesi al volante


I cuneesi al rum sono buonissimi ma è senza dubbio più interessante parlare dei cuneesi al volante.
Personalmente trovo che siano i piemontesi più simpatici e divertenti (ciò dipende anche dall’avere un carissimo amico, di cui parlerò tra poco, originario di quella provincia) e in Piemonte circolano sugli abitanti della “Granda” varie dicerie che probabilmente non hanno varcato i confini regionali, per esempio si dice che siano poco svegli (luogo comune) e che non sappiano guidare (verità inconfutabile!).
Una volta erano oggetto di derisione e li si poteva riconoscere anche senza guardare la targa, perché erano gli unici che tenevano i fari accesi anche in pieno giorno con il sole; adesso, con l’introduzione della norma del codice della strada che prevede che anche gli abitanti delle altre province italiane lo debbano fare, si sono presi una clamorosa rivincita. Io mi sono sempre chiesta se il Ministro Lunardi abbia origini cuneesi e se qualcuno lo sa per favore mi tolga questo dubbio.
Altre prerogative della loro guida incerta sono il pisolino al semaforo verde e la frenata quando non serve, per esempio percorrendo un rettilineo senza traffico e con alta visibilità loro – tac – ti piazzano lì un colpetto di freno tanto per gradire.
Questa mania della frenata a caso ce l’ha anche il mio amico Minotauro: lui è originario della zona di Alba ma vive a Torino e di mestiere ha sempre fatto il rappresentante/fattorino/corriere e quindi ha una certa esperienza di guida, eppure al volante è cuneese fino all’osso, si vede che certe attitudini fanno proprio parte del patrimonio genetico e non si possono cambiare. Andare in macchina con lui significa vagare per le strade senza meta, persi tra chiacchere, canzoni inventate e colpi di freno a caso, fermandosi a chiedere indicazioni a gente più smarrita di noi.
Una domenica pomeriggio percorrendo strade a caso per andare verso una meta precisa, giungemmo all’unico semaforo di un paesino mentre stava scattando il rosso; M si fermò proprio in mezzo all’incrocio, poi, scorta un’auto della polizia appostata, fece retromarcia per posizionarsi prima della linea bianca. A questo punto il poliziotto non potè fare a meno di avvicinarsi per chiedere spiegazioni (già ridendo sotto i baffi) e M diede il meglio di sé iniziando ad arrampicarsi sugli specchi:
“Sa mi scusi, sono di Cuneo neh, non sono pratico della zona, stavamo andando a fare una gita però chiacchieravo e quando ho visto il semaforo non sapevo se dovevo andare dritto o girare e ho pensato: adesso dove vado? E poi è diventato rosso e mi sono fermato, ma ero già in mezzo alla strada e ho visto la macchina della polizia e allora ho pensato che adesso mi faceva la multa…”
Il poliziotto, non solo non gli fece la multa ma gli fornì le indicazioni stradali, infine gli intimò di togliersi di mezzo e andarsene prima di scoppiargli a ridere in faccia. Potenza della parlantina…
A proposito di parlantina e gite fuori porta questo è un altro episodio divertente che vede M protagonista. La storia inizia sempre allo stesso modo, cioè vagando in auto per la provincia torinese e ovviamente, chi deve guidare se non uno di Cuneo?!? Eravamo alla ricerca di una località in aperta campagna dove era avvenuto un fatto di cronaca che incuriosiva M, ma non sapevamo dove fosse di preciso. Ad un certo punto, ormai arresi all’idea di esserci smarriti tra campi di mais e cascine isolate, incontriamo dei ragazzi in motorino e M pensa di chiedere loro indicazioni, cercando però di non far capire che facciamo parte della processione di curiosi che tutti i giorni si reca sul luogo “incriminato”.
“Scusate ragazzi, mi sono perso, sto cercando la cascina di un mio amico ma ci sono andato una volta sola e non mi ricordo la strada, sono di Cuneo non sono pratico della zona, è vicino a quel posto dove è successa quella cosa, mi ha detto che se chiedevo di quel fatto tutti sapevano dove si trova, però non è che voglio proprio andare lì neh…”
I malcapitati ragazzi di campagna prima di essere travolti dal fiume in piena di parole forniscono le indicazioni necessarie e fanno per andarsene, quando il nostro eroe - avendo nel frattempo realizzato che il posto in cui ci troviamo è l’ideale per appartarsi con “Maria Giovanna” - li apostrofa così: “Ragazzi, avete una cartina?” e loro: “No, ma per andare lì non ne hai bisogno”. E poi sono quelli di Cuneo i tonti?!?

Mi rendo conto di avere divagato un po’ troppo e quindi chiudo parlando della guida dei romagnoli che per non sbagliare seguono, anzi percorrono, la linea bianca di mezzeria; loro dicono che lo fanno per non investire i ciclisti ma io non ci credo tanto. Purtroppo non è uno scherzo: qualche anno fa vicino a casa dei miei nonni, lungo la strada della Val Marecchia, una statale larga e dritta, è avvenuto uno scontro frontale tra due motociclisti che evidentemente seguivano entrambi la linea bianca. Da non credere, soprattutto se si pensa che il motomondiale parla romagnolo… meno male che non c’è la striscia bianca in mezzo alla pista!


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12 giugno 2012

Libri non letti


Sfogliando una rivista nella sala d’aspetto del dentista ho trovato un test sulla personalità; una delle domande era “Avete mai parlato di un libro che non avete letto?”.
La mia mente ha abbandonato il test e ha iniziato a vagare per i ricordi scolastici. Se ho mai parlato di un libro non letto? Ne ho addirittura fatto delle relazioni scritte!!
Alle superiori avevo una prof di francese che come compito a casa ci faceva preparare delle relazioni su libri letti in lingua originale; a me questo piaceva anche, però spesso la pigrizia prevaleva. Una volta mi limitai a leggere il libro in italiano per fare più in fretta, un’altra volta trovandomi particolarmente incasinata non riuscii nemmeno a fare quello e allora decisi di chiedere a una mia amica (con la quale ci scambiavamo favori scolastici sebbene frequentassimo istituti diversi) di darmi una mano, e le passai il libro da leggere in francese con l’incarico di farmene un riassunto - anche a voce – e poi al resto avrei pensato io. Il giorno prima della consegna del compito la mia amica mi presentò i risultati del suo lavoro: la traduzione dell’intero libro manoscritta con le famose zampe di gallina per cui andava nota, non un riassuntino come le avevo chiesto io. Il tempo stringeva, lessi un paio di capitoli e la quarta di copertina e improvvisai la mia relazione, non eccelsa, ma che valse comunque una sufficienza. Il libro in questione era “Lo Straniero” di Camus e dopo aver scoperto che aveva ispirato la canzone dei Cure “Killing an arab” l’ho poi letto ben due volte (in italiano però).

 Questo episodio si risolse abbastanza bene, però mi viene in mente che nello stesso periodo facemmo uno scherzetto che rischiò di tramutarsi in tragedia (scolastica ovviamente). 

Prima di raccontare l’episodio devo però premettere che la vittima dello scherzo - che chiamerò MrS - era il primo della classe ma non fastidiosamente secchione, era bravo e basta, e quando c’era da cazzeggiare non si tirava mai indietro. A dirla tutta, oltre ad essere il mio vicino di banco a quei tempi era anche il mio migliore amico (pensate se mi fosse stato antipatico cosa gli avrei combinato).
Passiamo ai fatti. La prof di italiano aveva assegnato come compito la lettura del romanzo “Metello” di Vasco Pratolini ma, chissà perché,  MrS aveva deciso di leggere un altro libro dello stesso autore. La mattina dell’interrogazione MrS è colto dal panico perché si rende conto di non essersi preparato sulla cosa giusta e chiede a me e un’altra compagna di raccontargli di cosa parla “Metello”. Io e l’altra bastarda abbiamo immediatamente colto l’occasione e inventato una storia molto fantasiosa di mondo contadino e animali sacrificali in cui Metello era il VITELLO protagonista della storia.
Al momento dell’interrogazione il nostro MrS inizia a parlare di vita, morte e miracoli dello scrittore, facendo agganci al libro che aveva veramente letto e pericolosi riferimenti al mondo contadino tali da farci venire un senso di rimorso, per cui io e l’altra compagna abbiamo iniziato a dare gomitate e fargli gestacci per farlo desistere ma lui sembrava non capire… per fortuna non fece nessuna chiara allusione al vitello. Insomma, non per niente era il primo della classe e parlò a lungo senza dire nulla di compromettente.
Vi risparmio la descrizione delle scene di ira di MrS e degli improperi che ci rivolse quando gli raccontammo di averlo reso vittima di un innocente scherzetto che ci aveva tanto divertite.




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17 maggio 2012

Libro - Una Banda di Idioti di John K. Toole


Una Banda di Idioti  - John K. Toole

La traduzione in piemontese potrebbe essere "Na Banda d'Piciu" e qui mi fermo perchè la mia conoscenza della lingua non va molto oltre. Il vero motivo per cui questa traduzione non va bene è però un altro. Nel mio modo di vedere la banda d'piciu siamo "noi" gli amici, quelli che fanno i cazzoni ma che in fondo sono simpatici, mentre nel libro gli idioti sono "gli altri", i nemici, quelli che sono inquadrati negli schemi e non capiscono chi canta fuori dal coro.


Il libro narra le vicende di Ignatius J. Reilly, un personaggio pazzesco!!
Aspetto grottesco, quasi disgustoso, con l'inseparabile berretto verde da cacciatore, la camicia da notte di flanella, i chili in eccesso e gli enormi rutti causati da una valvola pilorica capricciosa. All'inizio viene da pensare che sia lui il povero idiota, ma in realtà si scopre che non è così.
Ignatius è un puro d'animo, ha una profonda coerenza ed una visione tutta particolare del mondo: è scandalizzato dalla sfacciataggine della modernità e dal consumismo (siamo negli ani '60!!) e trova rifugio nella sua camera che puzza di bustine di tè usate, scrivendo pagine che potrebbero/dovrebbero cambiare il corso della storia e il destino dell'umanità.
Quando, suo malgrado, si trova a dover affrontare il mondo esterno - cioè cercare un lavoro - si trova coinvolto in una serie di disavventure tragico-comiche che si vanno collegando l'una con l'altra innescando una reazione a catena... tutta a danno del povero Ignatius.
Ma lui non si perde d'animo e procede imperterrito perchè sa che è il resto del mondo che sbaglia e un giorno tutti se ne accorgeranno... se solo potessero leggere i suoi scritti.

E' un romanzo che mi ha appassionata, divertita e fatta riflettere. Per il poco che so dell'autore credo che questa storia abbia qualche tratto autobiografico (o almeno mi piace pensare che sia così) ma la differenza sta tutta nel finale: l'autore si suicida, invece Ignatius nonostante tutto non perde la sua purezza d'animo, non si fa traviare da un mondo di cui non condivide le regole e questo è un grande messaggio.


11 aprile 2012

Edizione Spagnola della Rubrica "Ho fatto la pipì"



Come ben sapete nella mia Rubrica fornisco solo le recensioni dei bagni dei locali di Torino e dintorni e non ho intenzione di prendermi l'impegno di fare recensioni anche in vacanza, magari all'estero dove gli usi e i costumi sono diversi, però una piccola eccezione la devo fare e parlarvi della "Segnaletica da bagno Spagnola".

Le sagome stilizzate di omini e donnine sulle porte dei bagni sono note e comprensibili in ogni parte del mondo, ma gli spagnoli sono troppo creativi e anche un po' poetici per poter utilizzare una segnaletica così banale e quindi, da nord a sud in continente e nelle isole, si sbizzarriscono con raffigurazioni forse anche troppo fantasiose visto che a volte non è immediatamente comprensibile quale sia il lato "giusto" dei servizi in cui recarsi.
Si inizia dalle scritte "Damas" e "Caballeros" (qui è facile, basta sapere lo spagnolo e non si sbaglia) per passare alle infantili raffigurazioni di bimbe e bimbi alle prese col vasetto da notte proseguendo con ritratti di damine dall'acconciatura elaborata e uomini in frac e baffi, per passare a criptiche composizioni di cilindro e bastone da un lato e guanti e ventaglio dall'altro per giungere alle esoteriche sculture in legno di gnomi e fatine dei boschi!! Se vi sembra che mi stia ponendo un problema inutile vi assicuro che quando la natura chiama imperiosamente anche quei pochi secondi persi ad interpretare i disegni sono importanti!

Ora racconto un episodio che mi è capitato a Minorca, ovviamente ai servizi di un ristorante, per la precisione quello con le sculture di gnomi e fate sulle porte. Ero già abbastanza all'erta e attenta a cogliere ogni particolare strano e infatti, ecco lì il cartello affisso sulla porta all'interno del bagno, scritto con un carattere piccolo e armonioso, composto da quattro righe ben centrate sul foglio che a me ha subito dato l'idea di una poesia. Bè, ne aveva l'aspetto, e poi perché ci si dovrebbe stupire di una poesia appesa sulla porta su cui un elfo dei boschi indica la direzione da seguire?!?
Mi sono avvicinata e ho iniziato a leggere, la prima riga recitava: "Al sortir vagin alerta amb s'escaler " (o "escalon" non ricordo bene). Sono sempre più basita, quel "vagin alerta" mi fa pensare che forse sono dinanzi ad una poesia erotica scritta in una lingua oscura. In effetti la lingua mi è sconosciuta, visto che si tratta di catalano, ma leggendo le tre righe successive realizzo che il foglietto in questione non è altro che un cartello multilingue che invita a prestare attenzione al gradino uscendo… insomma il classico "Please mind the gap".

Sono sconcertante, vero? Allora leggete anche questo divertente episodio che si svolge (ovviamente) nel bagno di un ristorante.

Il percorso è: corridoio illuminato, antibagno buio e bagno illuminato. Entro nel bagno e un attimo prima di “posizionarmi” la luce si spegne. Pensando di trovarmi in un ambiente con fotocellula inizio a sbracciarmi al buio per far riaccendere la luce ma ciò non avviene, torno quindi nell’antibagno che adesso è illuminato e casualmente premo un interruttore che accende la luce in bagno ma resto comunque convinta che ci sia una fotocellula. Quando esco l’antibagno è di nuovo al buio e io ricomincio a schiaffeggiare l’aria fino a quando mi rendo conto che c’è un interruttore (ma va?) e che la luce ha un timer per lo spegnimento automatico (doppio ma va? carpiato). Sto già iniziando a ridere da sola della mia idiozia quando l’asciugatore ad aria ci mette del suo, con un getto potentissimo e rumoroso tipo decollo dello space shuttle e una durata di 5 secondi. Al terzo avvio della turbina sono piegata in due dalle risate e ancora con le mani bagnate… torno al mio tavolo asciugandomi la mani sui jeans e continuando a ridere da sola come una pazza.



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5 aprile 2012

Avanzi di panettone


In ufficio abbiamo mangiato l'ultimo pandoro della stagione prima della data di scadenza... e a me sembra sempre inconcepibile che ci sia gente che avanzi il pandoro o peggio ancora il panettone! Eppure è così, lo dimostrano tutte le ricette che vengono proposte dopo le festività natalizie per finire gli avanzi del panettone.
Un po' in ritardo, ho quindi pensato di scrivere anch'io il mio suggerimento e se non vi serve adesso tenetelo buono per l'anno prossimo; non dovete però aspettarvi la ricetta tradizionale di famiglia come vi avevo dato per la piadina questa è più una ricettina improvvisata.

Comunque, eccoci qua.

Prendete un panettone e con grande determinazione e forza di volontà imponetevi di mangiarne solo mezzo (lo so, è difficile).
Richiudete la metà rimasta in un sacchetto a chiusura ermetica e tenuta stagna, per evitare che il profumo fuoriesca minando la vostra resistenza. L'ideale sarebbe utilizzare un sacchetto anche insonorizzato (ammesso che esista) perchè, è risaputo, il panettone di notte chiama il vostro nome come il canto delle sirene.
Nascondete quindi il sacchetto in un mobile dove non andate spesso a prendere delle cose -  che so, l’armadio in cui tenete il servizio da tè della bisnonna che non usate mai - e cercate di dimenticarvi della sua esistenza per 3 – 4 giorni (del panettone, non dell’armadio).
Passato questo periodo preparate, a seconda dei gusti, una bella tazza di caffè latte o di tè forte non zuccherati, o per i più guduriosi una cioccolata calda con rum; l'importante è lasciare stemperare un poco in modo che la bevanda non sia troppo calda. Finalmente liberate il panettone dalla sua prigionia e tagliatelo a fette, quindi inzuppate per alcuni istanti nella bevanda da voi scelta e gustate, infine con il cucchiaino raccogliete i canditi che si sono depositati sul fondo della tazza.

Che manicaretto facile da realizzare, vero?!?





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22 marzo 2012

Umorismo Fotografico: Scritte sui muri


Come vi ho detto sono specializzata in "cartellonistica" e anche le scritte sui muri fanno parte di questa categoria. Ecco quindi un paio di assaggi:

  •  Lugano (e si commenta da sola)




  • Scritta sul muro di una chiesa a Ibiza
    La unica iglesia que ilumina es la que arde




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20 marzo 2012

Comicità involontaria


Per quanto ci si possa sforzare di inventare cose divertenti è sempre la comicità involontaria quella che fa ridere di più; ecco un paio di esempi.
 
Sulla porta di una chiesa del centro fa bella mostra di sè un cartello con il seguente avviso:
“Anche in chiesa avvengono furti. Non perdete di vista borse e borselli.”
 Io avrei aggiunto una postilla
“Il Signore vede tutto, ma non può mettersi a fare il poliziotto”.

Non ho mai recensito nella mia rubrica i bagni della Facoltà di Matematica/Università Popolare perché sarebbe come sparare sulla croce rossa; la scuola italiana ha già i suoi problemi e non è il caso che io mi accanisca su sottigliezze come le condizioni dei servizi (?) igienici (?).
Però il cartello che ho visto pochi giorni fa mi ha fatto davvero ridere.
Dopo una lunga spiegazione sulla consistenza della carta asciugamani che non deve essere utilizzata al posto della carta igienica perché causa otturazioni, il cartello conclude: “in mancanza di carta igienica avete solo da chiedere alle persone interessate”.
Ma chi sono le “persone interessate”? Chi può essere più interessato di colui che si ritrova senza carta nel momento del bisogno? E quindi cosa bisognerebbe fare? Chiedere aiuto a se stessi? Mah…


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Stupidario da ufficio
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22 gennaio 2012

Chi era costui?

Visto che nella mia presentazione faccio riferimento a  titoli conseguiti presso la prestigiosa Academie de Cambronne,  per quei pochi che non sanno chi sia la persona a cui tale Accademia è dedicata allego una breve biografia trattta da Wikipedia. Dopo averla letta sono certa che non sarà necessario spiegare l'oggetto degli studi.

  

1 gennaio 2012

Toponomastica Torinese


Una delle prime cose che ci insegnano alle elementari è che Torino ha una disposizione urbanistica a scacchiera, con lunghe strade dritte e incroci perpendicolari (“abbiamo strade dritte che ci portano ai confini” cantano gli Statuto nota band cittadina) e quindi è abbastanza facile orientarsi anche se non si conosce bene la città.
Le complicazioni iniziano quando si parla di toponomastica perché molte strade sono intitolate a membri della famiglia reale sabauda che aveva poca fantasia nei nomi e ci troviamo così con tutta una serie di vie dedicate a Re, Regine, Duchi, Conti Vittorio, Amedeo, Emanuele, Filiberto, Carlo.
Oltre alla complicazione per così dire “istituzionale” andiamo ad aggiungere il poco noto aspetto burlone e fantasioso dei torinesi per cui spesso preferiamo dare nomi d’invenzione e vezzeggiativi alle principali vie e piazze, ma in realtà per noi che viviamo a Torino non è affatto complicato districarci tra soprannomi che conosciamo meglio di quelli veri riportati sullo stradario.

Toponomastica confidenziale:
- La più bella piazza di Torino era un tempo intitolata a Vittorio Emanuele I e venne in seguito dedicata alla battaglia di Vittorio Veneto. I torinesi da sempre la chiamano confidenzialmente Piazza Vittorio, tanto non c’è rischio di confondersi con l’altrettanto confidenziale Corso Vittorio (Emanuele II); un Vittorio è piazza e l’altro corso… non si incrociano nemmeno. E poi in Corso Vittorio, all’incrocio con corso Galileo Ferraris, c’è Il Monumento, chiamato così come se fosse l’unico in città, quindi è evidente che non ci si possa proprio confondere.
- Piazza Carlo Emanuele II. Tutti la conoscono come Piazza Carlina e il soprannome pare sia riferito ad un vizietto dell’omonimo.
- Piazza Carlo Alberto è nota come La Piazzetta; Corso Massimo D’Azeglio è Corso Massimo e Corso Regina Margherita è semplicemente Corso Regina mentre l’ospedale infantile è il Regina Margherita per esteso… chissà, forse cura di più.

Ma possiamo essere ancora più creativi! Se i corsi e le piazze citati prima si possono trovare (magari con un po’ di fatica) sullo stradario adesso cimentatevi con queste stravaganze.
Cercate per esempio uno dei più famosi mercati d’Europa? Quello frequentato ogni giorno da centinaia di persone e pullmann di turisti francesi? Insomma, cercate Porta Palazzo? Allora chiedete a qualcuno, magari in piemontese chiedete di Porta Pila, ma sappiate che il vero nome è Piazza della Repubblica.
Visto che siamo in zona andiamo anche al mercatino delle pulci e antiquariato che si svolge ogni sabato al Balön. Non lo trovate? Ma è proprio dietro Porta Palazzo, insomma in Piazza Borgo Dora.
Vogliamo andare a un altro bel mercato con le bancarelle che vendono capi firmati? Piazza Benefica ovvio. Non si trova sul TuttoCittà? Ovvio. Non è una piazza ma è l’incrocio tra via Principi d’Acaja e via Duchessa Jolanda (sempre ‘sti Savoia!); l’area in cui viene allestito il mercato porta il nome di Giardini Martini da non confondere con l’ospedale Martini e la Martini&Rossi di Pessione.

Esaurita la sezione mercati andiamo ora a vedere un luogo dal nome veramente inquietante: il Rondò della Forca, più che una piazza vera e propria, è una rotonda dove convergono i corsi Regina (Margherita), Principe Eugenio, Valdocco e via Cigna ed è stato veramente il luogo preposto alle pubbliche impiccagioni sino al 1863. Non ha una denominazione ufficiale sullo stradario ma questo nome è talmente noto che persino il tram 10 che vi fa capolinea riporta l’indicazione Rondò Forca sulla fermata.
Chiudiamo con l’ultima stranezza che si trova quasi fuori città, alla confluenza tra Po e Stura. La strada che costeggia il fiume in quel tratto si chiama Lungo Stura Lazio e compie una curva rotonda che sembra quasi uno svincolo autostradale ed è comunemente nota come Curva delle 100 Lire. Interessante segnalare che con l’avvento dell’Euro non sono stati apportati ritocchi ed aumenti alla suddetta denominazione… ci sarebbe stato da ridere!!


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