14 agosto 2014

I was happy in the haze of a drunken hour


 Da ragazzi spesso si beve solo per il gusto di esagerare, forse per mettersi alla prova o per vedere dove è il limite e se lo si può superare; io non sono stata certo da meno e in certi periodi non si contavano le serate in cui tornavo a casa “storta” accompagnata da amici altrettanto piegati (non c'era consapevolezza e nemmeno lo spauracchio della prova del palloncino) e al mattino la stanza girava ancora come la notte prima.
Adesso che sono anagraficamente adulta non sono certo diventata astemia ma sicuramente qualcosa è cambiato: ho forse imparato a reggere l'alcool oppure so riconoscere il mio limite e fermarmi prima di oltrepassarlo; probabilmente la casa dove vivo è più stabile e al mattino le pareti della camera non girano più.

Come suggerisce il titolo – che è l'incipit di una canzone degli Smiths - c'è chi dalle proprie sbronze ha saputo trarre ispirazione per farne scaturire qualcosa di artistico, sia in campo musicale sia in campo letterario (Baudelaire, Rimbaud, Bukowski, Welsh tanto per nominare i primi che mi vengono in mente). Poi ci sono io che non so suonare e forse non so nemmeno scrivere, che colleziono solo patetiche figure.
Le sbronze più clamorose risalgono tutte al passato ma anche in tempi relativamente recenti qualcosa di divertente c'è stato e vi racconto alcuni episodi in ordine sparso, quelli che ricordo, così come li ricordo omettendo i momenti di alcolismo molesto vissuti con Il Minotauro perchè le vicende che lo riguardano richiedono sempre capitoli a parte

6 agosto 2014

Gattine e porcelline

Niente di sexy, ma adesso che ho catturato la vostra attenzione posso rivelare che parlerò di due noti personaggi dei cartoni animati, o meglio, del merchandising a loro legato.
Sono arrivata ad odiare Hello Kitty senza aver mai visto un suo cartone o fumetto, solo per la sua irritante presenza sui più disparati oggetti di consumo. Non venitemi a dire che si tratta di giocattoli per bambine perchè non è così, le bambine non comprano e nemmeno desiderano farsi comprare borsette, piatti e padelle, complementi d'arredo e salvaslip. Sì, salvaslip! La famigerata appare anche sulle confezioni (e spero solo lì) di questi prodotti destinati ad un pubblico che se non è adulto ha almeno superato l'infanzia e vi risparmio le mie considerazioni sulla salute mentale delle donne che acquistano prodotti del genere...

Comunque, anche se adesso si trova raffigurata ovunque, Hello Kitty è un personaggio in voga da diversi anni ed è venuta fuori poco alla volta, insomma si è fatta la sua bella gavetta ed è giunta dove è ora a piccole zampate. Ora però sugli scaffali dei supermercati c'è una nuova agguerrita antagonista che di recente ha avuto un'esplosione di popolarità che l'ha portata a contendersi la piazza con la gattina dagli occhi a mandorla e in poco tempo l'ha eguagliata in presenze e conseguente (mia) antipatia: Peppa Pig.

Temo che questo proliferare di gattine e porcelline sia destinato ad aumentare, la mia unica speranza è che prima o poi arrivi la stagione della preparazione di prosciutti e salami e che almeno la maialina la vedremo solo sul banco del salumiere. Ma che fare dell'altra? Si sa che i gatti ritrovano sempre la strada di casa...


E' entrata anche in politica?


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31 luglio 2014

Quando eravamo tamarri


Le anime dei Depeche Mode sono Martin Gore e David Gahan e mi spiace per gli altri musicisti che ne hanno fatto parte, ma è così. Personaggi diversi e complementari, introverso ed esistenzialista l'uno quanto esuberante animale da palco l'altro, le loro voci ben si alternano e mescolano nelle canzoni, entrambi sono amati dal pubblico e forse il segreto del successo del gruppo sta proprio in questo dualismo.
In passato sono stata una grande fan dei Depeche Mode (qui un simpatico aneddoto ) e il concerto al Palasport di Torino fu uno dei più divertenti e coinvolgenti che mi capitò di vedere, ma gli ultimi album mi hanno lasciata davvero un po' perplessa. Sebbene in ognuno di essi vi siano pezzi notevoli, a partire da Exciter mi sembra siano diventati via via più pretenziosi, forse troppo elaborati e privi di quella spontaneità che mi aveva appassionato. Il disco che più mi ha delusa è Sounds of the Universe dove, a parte la stupenda Wrong, non c'è nulla che mi piaccia sul serio e il secondo cd dell'edizione deluxe che mi ha fatto ascoltare un amico, è davvero terribile; fortunatamente con Delta Machine le sonorità sono tornate un po' più vicine ai Depeche Mode che mi piacevano (c’è persino un blues!).
Il senso del titolo di questo post - che ho preso a prestito da una rubrica di Tury Megazeppa, tamarrissimo dj torinese – è che da buona Regina di Mirafiori preferivo i Depeche Mode quando erano un po' più tamarri e la loro musica faceva ballare seppur mantenendo un certo spessore nei testi: per me un binomio perfetto.
Il video di It's no good è un ottimo esempio dell'epoca tamarra e mi ha dato lo spunto per scrivere queste righe: osservate David Gahan con un abbigliamento a metà strada tra un arricchito russo di ultima generazione e una caricatura di Elvis, che ammicca e fa il ‘gadano’
[ndr: Il gadano in piemontese è lo sfaccendato che bighellona in giro senza aver voglia di far niente e che importuna le ragazze, un tipo sbruffoncello e un po' montato. Onde l'espressione piemontese "ma fà nen al gadàn", cioè "non tirartela più di tanto..." ]







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8 luglio 2014

Rubrica: Ho fatto la pipì 9^ puntata


Nonostante anni di accanita frequentazione non ho mai recensito il bagno della Trattoria San Domenico e sapete il motivo? Perché sono sempre distratta dall’acquolina prodotta dalle specialità ittico marinare proposte e non mi concentro a sufficienza sul bagno, per cui se vi interessa andate voi a fare la recensione; io vi parlo di altri locali che ho visitato.


Circolo Santa Giulia nella omonima piazza: localino alternativo - antiquato dal cui bagno ti aspetteresti il peggio, invece è abbastanza decoroso e sorprendentemente trovi acqua calda, asciugamani di carta e specchio a figura intera.



The Closer a San Salvario: moderno ed essenziale, l’ambiente scuro non ha come scopo camuffare lo sporco. Un’occasione sprecata la bella nicchia nel muro usata per appoggiare un deodorante.



Pub Shamrock Inn in corso Vittorio (toponomastica confidenziale): se lo liquido con un lapidario “fa schifo” vi basta o preferite andare a verificare di persona? Oltre al fatto che cade tutto a pezzi, se era in quelle condizioni di sporcizia ad inizio serata non oso immaginare a notte fonda…



Pizzeria Da Gigi in via Salbertrand: il bagno è nel cortile e quindi pensi di trovare il solito micro cesso alla turca e… bè, sì la turca c’è, ma la cosa simpatica è che il tutto si trova in una veranda abbastanza spaziosa (immagino figlia degli abusivismi degli anni ’70) che funge da antibagno con tanto di lavandino, specchio, belle piastrelle blu e pulizia che non guasta.



Pizzeria Coven in corso unione Sovietica: spazioso e pulito, pareti tinteggiate a colori vivaci arricchite con mosaici. Bello e allegro!



Derry Pub a San Mauro Torinese: i tristi presagi evocati dalla porticina di accesso sono nulla in confronto alla realtà. Uno sgabuzzino con cesso alla turca e soffitto così basso che quasi si tocca con la testa. Claustrofobico!



Pub Oscar Wilde in piazza Moncenisio: considerato il locale mi aspettavo una schifezza totale, invece tutto sommato, ho visto anche di peggio.



Oscar Wilde mi rammenta che devo dare un aggiornamento relativo alla Birreria Dorian Gray: sulla porta del già recensito bagno è apparsa da qualche tempo questa insegna. Vogliono forse significarmi che io, in quanto Regina, dovrei farla altrove?















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28 giugno 2014

Librai tristi e Lettrici malinconiche


Ho letto un post molto carino intitolato "Cose che i librai tristi amano dell'estate" che mi ha fornito l'ispirazione per scrivere un mio elenco che potrei chiamare "Cosa piace dell'estate alla lettrice malinconica".

Ovviamente il mio primo pensiero associato all'estate sarebbe quello delle vacanze, ma in questo caso il mio intento è di menzionare piccole cose relative alla quotidianità, come ad esempio:


- indossare i sandali, e più in generale non doversi avviluppare in sciarpe, cappotti, guanti e cappelli...
- stare sul balcone dopo cena e osservare il passaggio di rondini, gabbiani e libellule (sì, a Torino!)
- camminare in casa a piedi nudi
- il cielo carico di temporali in lontananza
- fumare una sigaretta sul balcone osservando il crepuscolo
- il crepuscolo, che arriva a sera inoltrata
- andare in piazza Vittorio e pensare che sembra di essere in vacanza
- i locali con i tavolini all'aperto
- i mezzi pubblici non affollati (solo ad agosto, però)

Cosa c'entra tuto ciò con la lettura? Niente, perchè leggere non ha stagioni e mi piace sempre... però dovevo trovare un aggancio con il LibraioTriste.


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18 giugno 2014

Il Principe di Mirafiori


 Dopo aver pubblicato un post ho chiesto ad alcuni amici di identificare chi fossero i personaggi di cui parlavo. C'è chi ne ha indovinato almeno uno, chi non ha riconosciuto nemmeno se stesso e chi ha pensato che si parlasse del Principe di Mirafiori, ciò mi ha dato lo spunto per raccontare di lui e di come sia iniziata la nostra relazione.
Come tutte le coppie romantiche abbiamo fotografato nella mente l'istante del nostro primo incontro, solo che si tratta di due foto scattate in momenti differenti. Sicuramente entrambi concordiamo sul fatto che ci siamo conosciuti tramite un amico comune, ma mentre il primo ricordo che ho di lui è una sera ad un concerto di non so chi e non so quando al Palasport di Torino, il suo primo ricordo di me è più circostanziato e plausibile: una serata alla birreria Bells and Flowers in cui lui rimase molto colpito da me, per la precisione la frase esatta per definirmi fu “ma questa quanto beve?”. Forse a causa di tutta la birra ingurgitata non ricordo bene quell'episodio, ma che dire della serata del presunto concerto?
Fatto sta che sebbene avessimo amici comuni e ogni tanto ci vedessimo in compagnia, ci ignorammo per diversi anni sino a quando scoprimmo di essere tifosi della stessa squadra e questo ci fece diventare amici. Seguì poi un periodo in cui tutte le settimane si andava a ballare (bei tempi) e quando passava la canzone di Lenny Kravitz Are You Gonna Go My Way ci chiedevamo reciprocamente: “ma tu ce l'hai questo disco?” e siccome nessuno dei due l'aveva finimmo per comprarlo entrambi. Fu l'evidente segno di avere qualcosa in comune, ma dovette passare ancora del tempo; galeotta fu una serata noiosa in discoteca finita anzitempo in cui lui pronunciò la fatidica frase: “vieni a bere qualcosa da me?”. E la sciagurata rispose... anzi, e per lo sciagurato, lei rispose.
Quando ci chiedono come mi abbia conquistata io rispondo che è perche lui “non mi cagava” (elegante espressione dello slang di periferia torinese per significare che mi ignorava/faceva il prezioso e l'indifferente), mentre lui dice “l'ho fatta bere” e aggiunge che da allora non mi sono più tolta dalle palle. Ma sapeva bene che  se avesse voluto tenermi alla larga avrebbe dovuto invitarmi a lavorare, oppure a correre in salita, non a bere!
E così adesso siete al corrente di come, con i nostri tempi, abbiamo formato una bella coppia regale e sebbene lui provenisse da un altro quartiere ha acquisito il titolo di Principe Consorte di Mirafiori così come si dice nelle famiglie reali più blasonate della mia. Il termine “consorte” non va però preso alla lettera e quindi non fate come molti nostri amici e conoscenti – che evidentemente non amano farsi i fatti loro – i quali non perdono occasione per chiederci quando ci sposeremo. A costoro potrei dire di leggere alcune riflessioni generali sul matrimonio (anche qui) ma la vera risposta è che è prematuro, abbiamo impiegato anni a capire di piacerci e adesso dopo soli 15 anni di convivenza dobbiamo metterci fretta?

prince consort









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14 giugno 2014

Figli della New Wave

Nel finale del film This Is England, ambientato nell'Inghilterra degli anni '80, c'è una versione di Please, Please, Please Let Me Get What I Want eseguita dai Clayhill  così struggente che mi sono ritrovata a cantare ad alta voce da sola davanti alla tv.
Non si discute che un certo tipo di musica mi abbia segnata, vuoi perchè l'epoca della new wave coincise con la mia gioventù e sia perchè i temi trattati erano molto vicini al mio modo di “sentire”. Si cresce, forse si matura, ma quel tipo di sensibilità rimane ed essere malinconici per me significa un modo diverso di essere e di vedere le cose. Non mi piacciono e non mi fido delle persone che non ridono mai - una risata mette a nudo l'anima e può scuotere il mondo – ma la malinconia è l'altra faccia della medaglia, un sentimento necessario che porta all'osservazione interiore.
Morrissey, Robert Smith e Martin Gore: un bel trio che definirei i 'Paladini della Mia Malinconia' - persone con cui volentieri scambierei riflessioni sul senso della vita - con la loro musica e poesia hanno spesso toccato il mio animo e sono stati sicuramente i paladini anche di una generazione di musicisti più giovani quali Placebo, Radiohead, Editors, giusto per citarne alcuni. Quando ascolto questi gruppi non posso fare a meno di pensarci e scoprire  i segni che artisti così influenti hanno lasciato.

Frasi estratte qua e là
 
Sometimes I question everything/and I'm the first to admit/if you catch me in a mood like this/ I can be tiring/even embarassing (Sometimes - Depeche Mode)


Every day I pray /I'm the first to go. /Without you I would be lost. /I promised myself /I wouldn't talk about death./I know I'm getting boring. /I'm a man holding the weight of your love,/But without it my strength just isn't enough. 
(The Weight - Editors)


But the world is neither just nor unjust/It's just us trying to feel that there's some sense in it 
(Where The Birds Always Sing - The Cure)
 

And every time you vent your spleen/I seem to lose the power of speech/You're slippin' slowly from my reach/You grow me like an evergreen/You never see the lonely me at all 
(Without You I'm Nothing - Placebo)


And when I'm lying in my bed/I think about life/and I think about death/and neither one particularly appeals to me
 (Nowhere Fast - The Smiths)

I don't want to start/any blasphemous rumors/but i think that God/has got a sick sense of humor/and when I die/I expect to find him laughing 
 (Blasphemous Rumors - Depeche Mode)  


After years of waiting/After years of waiting nothing came/And you realize you're looking,/Looking in the wrong place 
(Packt Like Sardines in a Crushed Tin Box - Radiohead)

It's always the same/I'm running towards nothing/again and again and again (A Forest - The Cure)  

I'm a weirdo/what the hell I'm doing here/I don't belong here 
(Creep - Radiohead)

I know that I'm/the most inept that ever stepped 
(These Things take Time - The Smiths)
 
Quante volte mi sono sentita così, soprattuto come nelle ultime due strofe, ma non significa esser sempre depressi bensì avere la percezione di essere diversi, sapere di non fare parte della massa. Preferisco quello stato d'animo all'identificarmi con we are living in a material world/ and I'm a material girl di Madonna.






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1 giugno 2014

Disintegration


Negli ultimi tempi ho letto diversi articoli che mi hanno ricordato - sebbene non sia solita tenere il conto di simili celebrazioni – la ricorrenza dei 25 anni dalla pubblicazione di Disintegration, un album fondamentale nella carriera dei Cure nonché uno dei miei preferiti,  superato solo da Seventeen Seconds più che altro per ragioni affettive.
Robert Smith voleva comporre un album capolavoro, una sorta di sua sinfonia prima di compiere i 30 anni di età ed era così risoluto che se il gruppo non ne avesse condiviso gli intenti lo avrebbe realizzato da solo. Alla luce dei fatti un capolavoro lo è e sono anche contenta che non abbia significato la disintegrazione del gruppo ma sia stato invece un album “orchestrale” dei Cure e indipendentemente dal successo di vendite e dai giudizi della critica passati, presenti e futuri questo è un album che ai fans piace... ed è ciò che conta.

27 maggio 2014

Come sarebbe stato se...


Non so se questo genere di pensieri capiti a tutti, ma a volte mi trovo a riflettere su come sarebbe andata la mia vita se avessi compiuto scelte diverse o si fossero verificate altre coincidenze e condizioni rispetto a quelle che mi sono capitate (non dipendenti da me).
Ad esempio se fossi vissuta in un’altra città o anche solo in un altro quartiere, se avessi avuto nonni e cugini vicini o, al contrario, ancora più lontani e non li avessi quasi conosciuti, se avessi cambiato città o Paese di residenza… e cose del genere. In particolare questi pensieri li associo alla mia “carriera” scolastica perché so di non aver scelto il tipo di studi che faceva per me, però alcune amicizie e frequentazioni fondamentali della mia vita hanno avuto lontane radici nel mio vissuto scolastico.

19 maggio 2014

Umorismo Fotografico: Cartelli elettorali

Tra pochi giorni ci saranno le elezioni e lungi da me l'idea di parlarne seriamente, vi progongo una serie di cartelli  pescati qua e là in rete. Alcuni sono palesemente fasulli, altri temo siano tristemente veri.

Il classico dei classici che non passa mai di moda

La discesa in politica di Tony Manero


Sono indecisa tra Morris e Sheldon Cooper
Questo mi fa paura, spero sia fasullo
... anche questo, ma per altri motivi

Lo slogan è una Supercazzola?




Traduzione: "Se non mi voti ti rapisco i figli"
Sottotitolo: "Se non mi voti ti mangio il fegato"